15 aprile 1912: il naufragio del Titanic

Quando fu varato, nel 1911, il RMS Titanic era il transatlantico più grande al mondo, espressione del progresso e del positivismo scaturiti dalle rivoluzioni industriali. Un simbolo, più che una nave. A costruirlo erano stati i cantieri Harland and Wolff di Belfast, in Irlanda del Nord ed era armato dalla White Star Line, all’epoca il più famoso gruppo navale d’Inghilterra. Insieme ad altri due transatlantici, il Titanic doveva offrire un servizio settimanale di collegamento con gli Stati Uniti d’America.

La nave, per l’epoca, era davvero immensa. Lunga 269,9 metri, larga 28 e alta 53, con un motore da 46mila cavalli (con una velocità massima di 44 chilometri orari) alimentato da 800 tonnellate di carbone al giorno, rendeva pienamente giustizia al suo nome. L’equipaggio completo contava di 898 persone, 2200 erano i passeggeri totali.

Entrò ufficialmente in servizio il 10 aprile del 1912, partendo dal porto di Southampton e diretto a New York, con una durata del viaggio prevista in otto giorni di navigazione. Il comandante, per l’occasione, era Edward John Smith, un veterano dei mari alla sua ultima uscita dopo 40 anni di onorata carriera. Per il viaggio inaugurale volle al suo fianco come comandante in seconda Henry Tingle Wilde, che non avrebbe dovuto far parte dell’equipaggio ma che Smith riteneva più adatto, in virtù della sua esperienza, alla traversata d’esordio della ciclopica nave. Questi, tuttavia, manifestava disagio per la scelta, scrivendo alla sorella, prima della partenza: “Questa nave continua a non piacermi, mi dà una strana sensazione“.

Gli interni del transatlantico, lussuosissimi, ospitavano per l’occasione personalità di primo piano, come il milionario americano John Jacob Astor IV, proprietario, tra le altre cose, dell’hotel Waldorf Astoria o lo stesso amministratore delegato della White Star, lord Joseph Bruce Ismay. L’ultimo scalo fu a Queenstown (oggi Cobh), in Irlanda, l’11 aprile. La sera stessa, quando il Titanic si trovava già al largo dalle coste irlandesi, fu inviato al comandante un marconigramma con segnalazioni di iceberg nei pressi di Terranova, ma non fu mai recapitato. Lo stesso avvenne nei due giorni seguenti.

Il 14 aprile alle 13.30, il comandante consegnò a Bruce Ismay un messaggio che segnalava la presenza di ghiaccio a 400 km sulla rotta del Titanic. Era una cosa comune al tempo e si decise pertanto di proseguire spostando solo leggermente la rotta, e portando anzi la velocità al massimo, con l’obiettivo di raggiungere New York con un giorno d’anticipo. Lo stesso giorno arrivarono altri due messaggi per segnalare la presenza di iceberg ma, inspiegabilmente, anche questi non furono consegnati. Anche un messaggio inviato alle 23 dal mercantile Californian, che avvisava di essere intrappolato in una banchisa poco distante dalla rotta del Titanic, non fu recapitato. I marconisti, impegnati durante la giornata a recapitare i messaggi dei passeggeri per via di un guasto alle linee il giorno precedente, si lamentarono addirittura di questo avviso, che rallentava il loro lavoro.

Alle 23.40 le vedette della nave avvistarono, in ritardo, un iceberg di fronte alla nave. L’impatto fu tremendo. La nave si inabissò totalmente alle prime luci del 15 aprile. L’orchesta del Titanic suonò fino alla fine. Morirono tra le 1490 e le 1523 persone, solo 705 furono i superstiti, anche a causa dello scarso numero di lance di salvataggio.

 

 

 

 

 

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Redazione di Conoscerelastoria.it

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