19 luglio 1992: nella strage mafiosa di via D’Amelio muore il giudice Paolo Borsellino

Nell’estate del 1992 la tensione, in Italia, è palpabile. Il 17 febbraio, con l’arresto del presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano, Mario Chiesa, era esplosa la crisi di “Tangentopoli”, che porterà al collasso della Prima Repubblica e dei partiti al potere dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il 23 maggio il giudice Giovanni Falcone aveva trovato la morte nell’attentato mafioso di Capaci, in Sicilia, insieme alla moglie Francesca Morvillo e a tre agenti della sua scorta.

Primo portavoce della lotta alla mafia, dopo la morte di Falcone, diviene allora l’amico e collega Paolo Borsellino. Procuratore aggiunto a Palermo, Borsellino è stato il compagno di tante battaglie del magistrato scomparso. A lui si racconta che avesse detto: “Giovanni, ho preparato il discorso da tenere in chiesa dopo la tua morte: ‘Ci sono tante teste di minchia: teste di minchia che sognano di svuotare il Mediterraneo con un secchiello… quelle che sognano di sciogliere i ghiacciai del Polo con un fiammifero… ma oggi signori e signore davanti a voi, in questa bara di mogano costosissima, c’è il più testa di minchia di tutti… Uno che aveva sognato niente di meno di sconfiggere la mafia applicando la legge’”.

In un’intervista avvenuta un mese dopo la strage di Capaci e e concessa al giornalista Lamberto Sposini Borsellino si confessa: “Guardi, io ricordo ciò che mi disse Ninni Cassarà allorché ci stavamo recando assieme sul luogo dove era stato ucciso il dottor Montana alla fine del luglio del 1985, credo. Mi disse: ‘Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano’”.

Purtroppo ha ragione. Il pomeriggio di domenica 19 luglio, mentre, dopo aver pranzato in famiglia, si reca in auto in via D’Amelio a Palermo, dove abitano la madre e la sorella, rimane a sua volta vittima di un attentato, quando una Fiat 126 imbottita di tritolo esplode dilaniando sul colpo il giudice, cinque uomini della sua scorta (tra cui Emanuela Loi, la prima donna della Polizia di Stato a morire in servizio) e provocando il ferimento di altre 24 persone.

Con Falcone e Borsellino scompaiono quelli che erano diventati il simbolo della lotta a Cosa Nostra. Gli italiani hanno perso, in poco meno di 60 giorni, due grandi uomini. Il Paese è completamente sconvolto.

Cristiano Puglisi

Classe 1984. Laureato in Storia e Lettere moderne, Master in Editoria ed Executive master in Relazioni pubbliche. Esperto in comunicazione e relazioni istituzionali, collabora con Conoscerelastoria.it.

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