22 luglio 1981: Mehmet Ali Ağca è condannato all’ergastolo

Poco più di due mesi dopo l’attentato a Roma a Giovanni Paolo II, il turco Mehmet Ali Ağca, militante dei “Lupi Grigi”, in seguito a un processo per direttissima durato soltanto otto giorni, viene condannato dalla corte d’assise all’ergastolo per il tentato omicidio di un capo di Stato estero. Nonostante la tesi difensiva sostenesse che l’uomo avesse agito a causa di una forma di schizofrenia, nel tentativo di diventare un simbolo per il mondo islamico, la sentenza di colpevolezza fu motivata con il fatto che l’attentato “non fu opera di un maniaco, ma venne preparato da un’organizzazione eversiva rimasta nell’ombra”.

Ali Ağca rifiutò di presentare un ricorso in appello alla sentenza, anche se, un anno dopo, cambiò la versione dei fatti. Si iniziò a parlare di una possibile pista legata alla Bulgaria comunista. Fu solo la prima di una serie di versioni differenti che, dopo il suo ritorno in libertà (fu graziato nel 2000 e, dopo un’ulteriore pena scontata in Turchia, fu scarcerato nel 2010), hanno visto Ali Ağca accusare quali mandanti prima il cardinale Agostino Casaroli e poi l’ayatollah iraniano Ruhollah Khomeyni. Entrambe le versioni sono state considerate improbabili (secondo l’uomo, Khomeyni gli avrebbe parlato in turco, lingua che in realtà non conosceva). Nel 1983, recluso nel carcere romano di Rebibbia, l’attentatore riceverà la visita dell’uomo che aveva tentato di assassinare, il papa.

Cristiano Puglisi

Classe 1984. Laureato in Storia e Lettere moderne, Master in Editoria ed Executive master in Relazioni pubbliche. Esperto in comunicazione e relazioni istituzionali, collabora con Conoscerelastoria.it.

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