Savonarola impiccato e bruciato sul rogo

È l’alba del 23 maggio del 1498 quando, a Firenze, tre frati domenicani vengono svegliati di soprassalto, dopo aver passato la notte con i Battuti Neri della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio. Li aspetta il patibolo. La condanna è terribile: dopo l’impiccagione saranno bruciati sul rogo.

Tra di loro c’è Girolamo Savonarola, protagonista della politica fiorentina, soprattutto dopo la cacciata dei Medici e l’instaurazione della repubblica, nel 1494, di cui fu l’ispiratore, propugnando un modello teocratico e condannando duramente la corruzione della Chiesa del tempo.

Nel 1497 Savonarola era stato oggetto di una scomunica da parte di papa Alessandro VI. Una scomunica che, tuttavia, in anni recenti si è dimostrata essere falsa. Fu però il ritorno in auge del partito dei Medici, suoi grandi avversari, a creare le condizioni per la sua fine. Nel 1498 Savonarola fu da questi fatto arrestare e processare per eresia. Condannati, insieme a lui, furono due confratelli: Domenico Buonvicini e Silvestro Maruffi.

Il giorno dell’esecuzione i tre furono condotti sull’arengario del palazzo della Signoria, dove subirono la degradazione da parte del Tribunale del Vescovo e furono spogliati delle vesti religiose. Portati nella piazza furono dapprima impiccati e poi, ormai senza vita, bruciati. Le ceneri dei tre frati e del palco ligneo furono immediatamente gettate, con dei carri, nell’Arno dal Ponte Vecchio, per evitare che potessero essere sottrate e venerate dai seguaci di Savonarola.

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Redazione di Conoscerelastoria.it

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