25 aprile 1926: la Turandot debutta alla Scala. Senza un finale…

La Turandot è una delle più celebri opere di Giacomo Puccini. Tuttavia il compositore toscano non riuscì a concluderla: morì nel 1924 e toccò al compositore napoletano Franco Alfano, all’epoca direttore del Conservatorio di Torino, l’onore di portarla a compimento e a far sì che arrivasse a teatro dove fece il suo esordio il 25 aprile del 1926 alla Scala di Milano. La rappresentazione, diretta dal maestro Arturo Toscanini, fu fermata dallo stesso a metà del terzo atto.

Una scelta dovuta alla volontà di Toscanini di commemorare Puccini, fermando la Turandot laddove si era fermata la mano del suo autore. “Qui termina la rappresentazione – disse Toscanini rivolgendosi alla platea – perché a questo punto il maestro è morto“. Non diresse mai più la Turandot che, per le serate successive, fu affidata a Ettore Panizza, che fece andare regolarmente in scena il finale scritto da Alfano.

Finale che, peraltro, era stato steso seguendo piuttosto fedelmente le indicazioni sparse su 23 fogli di proprietà di Puccini, che tuttavia non aveva indicato un “successore” per completare la Turandot. Era stata la Ricordi, editrice dell’opera, ad affidarne il completamento ad Alfano, peraltro su suggerimento dello stesso Toscanini oltre che del figlio di Puccini, Antonio. In un primo momento Alfano creò un finale meno fedele agli schizzi del maestro, poi modificato a causa delle pressioni di Ricordi. Anche questa prima versione, tuttavia, viene raramente eseguita.

 

 

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Redazione di Conoscerelastoria.it

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