29 luglio 1900: re Umberto I è ucciso a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci

Il 29 luglio del 1900 il re d’Italia, Umberto I di Savoia, alloggia alla Villa Reale di Monza. Quel giorno accetta l’invito di una società sportiva locale, la Forti e Liberi, la cui sede era situata poco distante dalla reggia, per assistere a un concorso ginnico che vedeva la partecipazione di squadre provenienti da tutta la nazione. Tra queste c’erano anche rappresentative delle città di Trento e Trieste.

Fu questa la motivazione politica che spinse il sovrano a partecipare, cogliendo l’occasione per incontrare gli atleti delle due città, cui disse, tra gli applausi scroscianti del pubblico: “Sono lieto di trovarmi tra italiani“.

Lasciata la palestra, in tarda serata, mentre si accingeva a partire sulla carrozza che lo avrebbe riportato alla sua residenza, il re fu però improvvisamente raggiunto da tre colpi di pistola. A esploderli era stato un anarchico toscano emigrato negli Stati Uniti d’America, Gaetano Bresci, che si era nascosto tra la folla accalcata per salutare il sovrano. Due dei colpi perforarono un polmone e il cuore di Umberto. Il re cadde sulle ginocchia del generale Ponzio Vaglia, con lui sulla carrozza.

I carabinieri arrestarono Bresci, sottraendolo a un quasi sicuro linciaggio da parte della massa inferocita, mentre Umberto arrivava in Villa Reale, dove ad accoglierlo c’era la regina consorte, Margherita. Ma il re, ormai, era morto.

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Redazione di Conoscerelastoria.it

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