30 marzo 1856: il Trattato di Parigi cambia gli equilibri europei

Dopo la guerra di Crimea, conclusasi con la sconfitta della Russia zarista, sancita il precedente 1 febbraio dalla stipula di un accordo preliminare di pace, viene siglato a Parigi il 30 marzo del 1856, il trattato che poneva ufficialmente la parole fine al conflitto che aveva visto opposti da un lato appunto l’impero russo e, dall’altro, Francia, Inghilterra, Impero Ottomano e il piccolo Regno di Sardegna, primo nucleo della futura Italia sabauda.

Il trattato, che fu siglato da tutti i partecipanti al conflitto più l’Austria e la Prussia, stabilì la cessione, da parte della Russia, della regione della Bessarabia meridionale (oggi suddivisa tra Moldavia e Ucraina) al Principato di Moldavia, l’apertura del Mar Nero ai commerci marittimi grazie alla smobilitazzione della flotta dello zar e garantì inoltre l’autonomia dei cosiddetti “principati danubiani”, ossia la stessa Moldavia e la Valacchia, formalmente sotto il controllo turco, anche in termini di libertà di culto.

Soprattutto però il Trattato decretava la fine degli equilibri che erano stati stabiliti, quasi quarant’anni prima, dal Congresso di Vienna. Allontanava infatti la Russia e l’Austria (che, pur non avendo preso parte al conflitto ne aveva sancito, con l’ultimatum allo zar nel dicembre del 1855, l’esito) e decretava l’egemonia diplomatica della Francia in Europa. Il Regno di Sardegna, inoltre, otteneva l’ambito ingresso nel consesso delle potenze continentali, avvicinandosi alla stessa Francia, a fianco della quale, solo tre anni dopo, darà il via alla Seconda Guerra d’Indipendenza contro l’Austria, che gli frutterà il controllo della Lombardia. Altra nazione che uscirà rafforzata sarà la Prussia che 15 anni dopo proclamerà la nascita dell’Impero Tedesco.

 

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Redazione di Conoscerelastoria.it

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