31 marzo 1930: il Codice Hays e gli “standard morali” nel cinema

Il 31 marzo del 1930 negli Stati Uniti viene ufficialmente adottato dalla MPPDA – Motion Picture Producers and Distributors of America il Production Code, meglio conosciuto come Codice Hays. Questo stabilirà, per oltre un trentennio, cosa fosse “moralmente accettabile” all’interno dei film hollywoodiani. Il codice fu redatto in seguito a una serie di scandali che turbarono il mondo del cinema americano.

Negli anni Venti, infatti, alcuni fatti di cronaca nera (il processo per omidicio dell’attore Roscoe Arbuckle, l’assassionio del regista William Desmond Taylor e la morte per droga della star Wallace Reid) avevano scandalizzato il puritano pubblico americano, che iniziava a vedere Hollywood e il mondo del cinema come un ricettacolo di stili di vita disdicevoli e peccaminosi.

Sulla scia di quegli eventi fu fondata la MPPDA, presieduta da William Harrison Hays, in precedenza responsabile della campagna elettorale del presidente Warren G. Harding. Hays inasprì il controllo sui contenuti con una lista di divieti e cautele nel 1927, ma con scarso successo. Nello stesso anno, con l’arrivo nelle sale dei film con il sonoro, si rese necessario un maggiore controllo. Così fu stilato il Production Code, che si basava su tre principi generali: non sarebbe stato prodotto nessun film che potesse abbassare “gli standard morali degli spettatori” o che ispirasse simpatia “verso il crimine, i comportamenti devianti, il male o il peccato“; sarebbero stati presentati solo standard di vita corretti, con le sole limitazioni necessarie al dramma e all’intrattenimento; la legge e la religione non sarebbero mai messa in ridicolo, né sarebbe mai stata sollecitata la simpatia dello spettatore per la sua violazione.

 

Immagine via commons.wikimedia.org

Michela Lampronti

Classe 1992, Laureata in Scienze dei Beni culturali con indirizzo storico-artistico e archeologico, Laurea magistrale in Storia e Critica dell’Arte, presso l'Università degli Studi di Milano, è specializzata in Storia dell’Arte Antica. Esperta in comunicazione e valorizzazione culturale, è attualmente traduttrice ed Editor professionista.

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