Animal House: il film cult di John Landis che non perde mai tono

John Belushi/Bluto in “Animal House”, nella scena della celebre arringa.

E’ forse finita quando i tedeschi hanno bombardato Pearl Harbour?” Battuta passata alla storia del cinema quella di “Bluto” Blutarsky (John Belushi), colonna portante del cult di John Landis Animal House, pellicola che alcuni giorni fa ha compiuto quarant’anni. Imitato ma mai eguagliato, National Lampoon’s Animal House è il capostipite delle commedie ambientate nelle università fra studenti un po’ iellati, sexy cheerleader, confraternite e scherzi ai danni di rivali e insegnanti.

Non un colossal né un film d’autore, solo una commedia che potrebbe apparire quasi superficiale e troppo goliardica per i gusti, raffinati, di certa critica cinematografica snob eppure la pellicola di Landis è entrata nell’immaginario collettivo di almeno due generazioni di spettatori.

Pezzo forte delle pellicole di quell’epoca è il susseguirsi davanti alla macchina da presa di attori provenienti dal Saturday Night Live (SNL), popolare format americano nel quale si è formata buona parte dei comici che hanno segnato gli ultimi 40 anni di cinema a stelle e strisce: John Belushi, Dan Aykroyd, Eddie Murphy, Robert Downey Jr. e, più di recente, Ben Stiller, Adam Sandler, Chris Rock tanto per citarne alcuni. Dal 1975 il programma è ancora in onda e molto seguito dal pubblico; in Italia, al di là di un tentativo di imitazione, c’era qualcosa di simile, lo show di cabaret del Teatro Derby di Milano forte di un cast di caratteristi che hanno fatto epoca. Un esempio, Il Gruppo Repellente composto da Ernst Thole, Diego Abatantuono, Enzo Jannacci, Mauro Di Francesco, Giorgio Porcaro, Massimo Boldi e Giorgio Faletti.

E infatti vero cavallo di battaglia della pellicola di Landis è John Belushi, lanciato proprio da Animal House poi diventato mito del grande schermo grazie ad un altro capolavoro di Landis The Blues Brothers, al fianco del collega e amico Dan Aykroyd.

Ma a distanza di quattro decenni dalla sua uscita nelle sale americane cosa fa di Animal House un cult?

Senza alcun dubbio gag e trovate comiche. Immortale la sequenza del cavallo nell’ufficio del preside, terribile (e proprio per questo iconica) la sequenza in cui Otter (Tim Matheson) finge di essere il fidanzato di una studentessa vittima di un incidente per concupirne la compagna di stanza. Ma c’è dell’altro perché AH dà una rappresentazione, stereotipata e comica, del tessuto sociale delle università degli Anni Sessanta: ambientato alcuni anni prima del coinvolgimento americano in Vietnam, nel Faber College la scalcinata confraternita Delta Tau Chi è acerrima nemica di tutti gli altri gruppi, specie della confraternita Omega nella quale entrano solo i figli della classe medio-alta che mirano a posizioni di potere, celando malignità, difetti e superficialità dietro forma, ipocrisia e attenzione ad ottenere buoni voti per non sfigurare davanti a preside e famiglie. D’altronde gli stessi cognomi scelti per gli antagonisti sono caricaturali: Wormer (che ricorda “verme”) e Marmalard (che suona come “marmellata”).

I “Delta” al contrario non pongono limiti alla loro creatività, tenendo alta la bandiera dell’immaturità e dell’irresponsabilità, scherzando su qualunque cosa e trasformando il college e la città in un campo di battaglia quando rischiano di essere espulsi dal corrotto Preside Dean Wormer (John Vernon). Ultimi fra gli ultimi, non omologati, ciascuno con il suo stile (dall’elegante play boy Otter all’improbabile motociclista D-Day) e con il suo modo di essere irriverente, i ragazzi della Delta Tau Chi sono metafora di una stagione della vita nella quale, al fianco all’impegno per costruire il futuro, non può e non deve mancare quel pizzico di follia che aiuta a rompere la monotonia del quotidiano e a fuggire dallo stress e dai pensieri dell’essere adulti.

Ecco cosa piace di Animal House, il senso di evasione e la necessità di circondarsi di altre persone libere, prima di tutto, dagli schematismi e dalle etichette di una società che negli ultimi quarant’anni si è forse evoluta, mantenendo tuttavia difetti e ipocrisie che i Delta del Faber College non mancavano mai di sottolineare e di ridicolizzare.

 

 

 

(Fonte immagine sfondo: qui)

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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