Accadde oggi. 4/4/2017: l’esplosione di un deposito di gas ad Aleppo provoca 100 morti e 400 feriti

Il 4 aprile 2017, durante un raid aereo su Aleppo (Siria), un deposito è distrutto dalle bombe.

L’attacco causa la dispersione nell’aria di gas Sarin (o mostarda) che provoca un centinaio di morti e circa 400 feriti. Molti i bambini feriti o uccisi dal rilascio del gas. Le televisioni di tutto il mondo mostrano ospedali stracolmi, gente sofferente e una singolare immagine: persone bagnate con un tubo per liberarsi dalle scorie del gas.

Quella sequenza suscita sdegno internazionale, ma solleva anche qualche interrogativo. Si scoprirà poi che il filmato non è relativo all’ “incidente” del 4 aprile.

In effetti il regime di Damasco ha sempre sostenuto di non aver impiegato armi chimiche contro la sua popolazione. Eppure, quel deposito era in territorio siriano. Perché?

In virtù di alcuni accordi di cooperazione siglati negli Anni ’50 e negli Anni ’70, Damasco ha ricevuto aiuti militari russi fino all’ultima decade del XX Secolo.

Gli equipaggiamenti, le armi, gli aerei, i tank dell’esercito siriano sono, dunque, tutti rigorosamente made in Urss, parte di ciò che gli Assad hanno accumulato nel corso della Guerra Fredda.

Fra queste armi, con molta probabilità, ci sono quegli aggressivi chimici il cui utilizzo è stato contestato da USA, Gran Bretagna e Francia. Contestazione in virtù della convenzione sulle Armi chimiche del 1993 (entrata in vigore nel ’97) che vieta produzione e stoccaggio di tali dispositivi. Una tappa fondamentale, una decisione già auspicata dal Presidente USA Ronald Reagan, ironia della sorte proprio il 4 di aprile… del 1984.

Prodotte per l’intera durata della Guerra fredda e ampiamente sfruttate in Vietnam dagli americani e in Afghanistan dai sovietici, le armi chimiche sono difficili da smantellare e le operazioni di bonifica hanno costi proibitivi.

Nel 2013, ad esempio, gli Stati Uniti avevano distrutto il 90% del loro arsenale chimico, con una spesa di circa 30 miliardi di dollari. Va da sé che paesi meno ricchi e in guerra come la Siria abbiano forse incontrato difficoltà nel liberarsi di quella pesante eredità della cold war.

Inoltre, la guerra civile non ha aiutato l’opera di bonifica: l’assenza di controlli, i bombardamenti, i combattimenti in prossimità dei siti di stoccaggio hanno esposto (ed espongono) civili e belligeranti al rischio di essere feriti o uccisi dai gas.

 

 

 

 

 

 

(Fonte immagine di sfondo: foto di hairmann da Pixabay)

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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