Accadde oggi. Festa della Liberazione: i partigiani? Si chiamavano patrioti e cantavano “Il Piave”

Alcuni termini hanno assunto nel corso degli anni precise connotazioni storiche e di contesto. Partigiano è uno di questi.

La prima cosa che ci viene in mente sentendo “partigiani” sono, senza dubbio alcuno, i membri della Resistenza che, durante la Guerra civile italiana ( 1943-1945), combatterono tedeschi e fascisti.

Tuttavia,  i partigiani usavano chiamarsi patrioti. Il motivo è intuibile: come i patrioti risorgimentali avevano combattuto per un’Italia unita, libera ed indipendente, così gli uomini e le donne della Resistenza perseguivano la liberazione della Patria. Inoltre partigiano era usato dalle autorità della RSI come spregiativo, insieme ad altre parole ben poco lusinghiere: “ribelle”, “sabotatore”.

Anche l’inno ufficiale del Movimento di liberazione faceva eco alle pagine gloriose risorgimentali e della Prima Guerra Mondiale.  Era “La leggenda del Piave” di Ermete Giovanni Gaeta.

Il Piave” fu infatti stato scelto quale inno nazionale dal Regno d’Italia, l’unico Stato italiano riconosciuto dagli Alleati inseguito all’Armistizio dell’8 settembre 1943.  Anche in questo caso vi è un forte parallelismo con il Risorgimento. Il nemico è sempre “germanofono”: l’Austria fino al 1918, la Germania nazista fino al ’45.

Inoltre, essendo la Resistenza espressione sia delle Forze Armate regie sia dei partiti politici dei governi Badoglio e Bonomi, il brano di Ermete G. Gaeta altro non poteva essere che l’unico riconosciuto da tutte le forze combattenti.

Certo, il canzoniere dei singoli gruppi è stato magari più ampio ma si tratta di canti unofficial, come diremmo oggi. Poche poi le notizie circa “Bella Ciao”, universalmente associata al Movimento di liberazione ma di fama post bellica. Limitatamente diffusa durante la Guerra civile, ricevette infatti la sua consacrazione e la massima diffusione a partire dagli Anni Sessanta.

Altro elemento sul quale fare chiarezza è la composizione delle formazioni partigiane/patriottiche. I primi a passare in clandestinità furono i militari, organizzati dal Colonnello e agente segreto Giuseppe Lanza Cordero di Montezemolo nel Fronte Militare Clandestino. Con l’arresto di Montezemolo nel gennaio ’44 (morirà il 24 marzo alle Fosse Ardeatine), nuovi gruppi sorgeranno nell’ambito della Resistenza, mutandone il carattere da prettamente militare a politico.

Si trattava infine di bande che, nella maggioranza dei casi, aveva una struttura gerarchica particolarmente rigida, con ai vertici un comandante affiancato da dirigenti e, in alcuni casi, da un commissario politico.

Dunque l’idea del partigiano come guerrigliero che rifiuta regole e disciplina è forse molto romantica, sicuramente anti-storica.

 

 

 

 

 

 

(Fonte immagine di sfondo: http://www.comune.bologna.it/news/72-anniversario-della-liberazione)

 

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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