Adriatico 1997. L’incontro indimenticabile con il grande squalo bianco

Estate 1997. Una coppia di pescatori – padre e figlio – attraversa il tratto di mare tra Falconara Marittima e Senigallia in provincia di Ancona. Sono all’altezza di una delle piattaforme petrolifere dell’Adriatico centrale, quelle che qualcuno chiama “isole”. I due non sono troppo lontani dalla costa, quando si aggancia all’amo un pesce volpe (alopias vulpinus), tipo di squalo caratteristico per la lunga coda e per i frequenti salti fuori dall’acqua. Un trofeo ambito da chi fa pesca “grossa”.

Vuoi per non appestare la barca, vuoi per le dimensioni dell’animale e per mantenerlo fresco, il volpe è issato fuori bordo a mollo nell’acqua. Una pessima idea perché ciò che galleggia e che sanguina attira predatori…

Le immagini parlano da sé: un grande squalo bianco (carcharodon carcharias) emerge dalla superficie e addenta con forza la preda dei pescatori. Scuote la testa per smembrare la carcassa in cui ha affondato i denti. Una scena terribile e nel contempo emozionante: un incontro ravvicinato con Madre Natura, che si palesa nella forma di uno degli esemplari più antichi e misteriosi del mondo animale.

Non sarà l’unico registrato in quella zona dell’Adriatico, ove peraltro i grandi bianchi ci sono sempre stati: nel 1998 uno squalo bianco azzanna un tonno appena pescato al largo di San Benedetto (AP) e nel 2001, ancora al largo di Falconara Marittima, altri pescatori si imbattono in un carcharodon carcharias che nuota, curioso, attorno alla loro barca.

L’eccezionalità di quanto proposto, tuttavia, è nella propio nella particolarità del filmato. Lo squalo che si nutre immortalato non in Australia o in Sud Africa da un team di biologi marini, ma da persone come noi che forse mai avrebbero pensato di conoscere così da vicino e di poter ammirare tanta, feroce, bellezza.

 

(Fonte immagine di sfondo: Foto di skeeze da Pixabay)

Redazione Conoscere La Storia

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