Aeronautica. Il Piaggio P180, icona del volo italiano, raccontato dal suo collaudatore

Corso Drago III, tenente colonnello dell’Aeronautica Militare in congedo, Giuliano Currado ha una lunga esperienza di volo sia nell’Arma Azzurra sia in importanti Corporation.

Entrato in Accademia nel 1965, nel ’72 ero a Istrana come pilota intercettore sugli F104S Starfighter e poi ad Amendola come istruttore sui G91. Dopo il corso collaudatori negli Stati Uniti nel 1976 presso la U.S. Navy Test Pilot School e inseguito al Comando del 311° Gruppo del Reparto Sperimentale, andai in Agusta. Poi, nel 1986 alla Piaggio dove continuavo ad occuparmi del collaudo prototipi in special modo del nuovo velivolo P180”. 

Nella sua lunga carriera ha accumulato ore di volo a bordo di aerei ed elicotteri che hanno segnato la storia aeronautica dell’ultimo mezzo secolo. Fra questi il Piaggio P180 Avanti, velivolo executive (turbo elica executive) realizzato dalla Casa di Genova  che sin dai primi voli di essere ha dimostrato di essere davvero… “avanti”. 

Una tecnologia particolarmente avanzata, una macchina davvero eccezionale. Il suo segreto? Beh, diciamo che i punti di forza del P180 sono la scelta della configurazione a tre superfici portanti e l’uso di profili a flusso laminare delle superfici portanti e in minor parte sulla fusoliera”. 

La particolare  configurazione permette infatti un buon margine di riduzione dell’attrito sia per la bassa resistenza all’avanzamento dovuta al flusso laminare che per la presenza di un orizzontale di coda molto ridotto in dimensioni rispetto ai velivoli convenzionali e che soprattutto in crociera non necessita di incidenza negativa in quanto non deve contribuire alla stabilità longitudinale del velivolo.  Tutto ciò insieme all’ottimizzazione del peso della struttura dovuta a sofisticati processi produttivi garantisce alte performance e consumi notevolmente più bassi nella sua categoria. 

Ricordo di quando portai il secondo prototipo negli USA. Tutti guardavano verso l’alto cercando di capire cosa fosse quello strano mezzo che si muoveva nel cielo, a circa 40 mila piedi di altitudine. Quando dicemmo loro che era il P180… turboelica, non volevano crederci” continua Currado.

Altra caratteristica peculiare Piaggio era la configurazione “pusher” poiché, come il fratello – alla lontana – P166 Dl3 e DP1 (c’erano stati prima il P166 e P136 a pistoni) , il P180 fu dotato di due eliche spingenti, cioé rivolte verso la coda e che appunto spingono l’aereo, capace di raggiungere velocità ragguardevoli per il 1986… e per i nostri giorni. E di battere così la concorrenza degli altri executive per velocità (circa 700 km orari) e soprattutto per i consumi piuttosto limitati. 

A distanza di 34 anni il P180 è un vero gioiello della tecnologia aeronautica made in Italy, giunto alla sua terza versione la EVO.

Ciò che davvero colpisce di quella macchina – spiega il pilota – è la sua versatilità, tanto da essere ancora oggi apprezzato in Italia e all’estero sia dalle compagnie civili sia da forze armate di mezzo mondo. Una piattaforma che si può declinare per qualunque ruolo, dal trasporto VIP al pattugliamento fino alla guerra elettronica nella versione drone”. 

 

 

(Immagine di sfondo: il C.te Giuliano Currado, ai comandi di un Piaggio P180, sorvola lo stadio di football di Lincoln, Nebraska)

Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e Società (curriculum Storia e Politica internazionale) conseguita all'Università di Roma Tre e una in Storia all'Università di Firenze, è giornalista freelance orientato su temi di esteri, difesa e storia. Reporter embedded segue le attività dei militari italiani in Patria e nelle aree di crisi. Collabora con riviste di settore (BBC History, Aerojournal, Rivista Italiana Difesa, EastWest, Affari Internazionali) e con quotidiani (IlGiornale.it, LiberoQuotidiano.it). È autore di due titoli sull'Aeronautica Nazionale Repubblicana e di un libro (in arrivo) dedicato alla Seconda Guerra Mondiale nei Balcani.

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