Anello di alta velocità di Monza: un monumento (da brividi) alla storia dell’automobilismo

L’anello di alta velocità dell’Autodromo di Monza, pista dove ogni anno si svolge il Gran Premio d’Italia di Formula 1, è un vero e proprio monumento alla storia dell’automobilismo. Costruito nel 1922 insieme al resto del circuito (situato all’interno del Parco di Monza) e successivamente riedificato nel 1955 ispirandosi alle piste ovali americane, lungo 4.250 metri il “catino” è un impressionante tracciato ovale composto da due curve semicircolari con raggio di 320 metri e una pendenza (“banking“, serviva a ridurre la forza centrifuga per consentire ai piloti di affrontarle sostanzialmente in piena velocità) dell’80% e due rettilinei paralleli di 857 metri a testa, con una pendenza del 13%.

Si tratta di una plastica dimostrazione di quanto, in passato, potesse essere pericoloso e “da brividi” lo sport dei motori. Anche perché, ovviamente privo di vie di fuga, l’anello presenta come unica protezione un guard rail di contenimento in ferro presente su tutto il suo perimetro (fu la prima applicazione di questo tipo in Europa, esperimento che fu presto esteso alla rete stradale e autostradale)…

Nel 1933 l’anello di velocità fu teatro dei terribili incidenti mortali dei piloti Giuseppe Campari, Mario Borzacchini e Stanislas Czaykowski e così non fu più utilizzato, in quella configurazione, fino alla guerra, sostituito dal solo tracciato stradale. Ricostruito su una struttura di cemento armato nel ’55, l’anello fu impiegato per il GP d’Italia di Formula 1 sia in quell’anno che in quello seguente quando i piloti, preoccupati per le eccessive sollecitazioni meccaniche, si rifiutarono di tornarvi, preferendo il tracciato tradizionale. Dal 1957 ospitò la 500 miglia di Monza e nel 1960 e nel 1961 ospitò nuovamente le vetture di Formula 1, ma l’incidente mortale del pilota tedesco della Ferrari Wolfgang Von Trips (avvenuto non sul catino, ma nella parte stradale del circuito di Monza) segnò l’inizio di un nuovo abbandono.

Dal 1970 l’anello, ormai considerato troppo pericoloso, fu abbandonato (se non per qualche esibizione o per i rally-show) dalle competizioni. Vittima del degrado, è divenuto negli anni meta di curiosi e visitatori e, nel 2014, dopo alcune discussioni circa un possibile abbattimento, è stato riqualificato e riasfaltato, considerato ormai a tutti gli effetti una sorta di “monumento” all’epoca eroica delle corse in auto.

 

Immagine via commons.wikimedia.org, autore Marco Rocchi – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=47976014

 

Redazione Conoscere La Storia

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