Antifascismo e Antirazzismo non sono la stessa cosa. Lo spiega la Storia

L’Antifascismo e l’Antirazzismo sono la davvero la stessa cosa? Gli slogan scanditi ripetutamente nei cortei farebbero pensare di sì. Eppure la Storia ci racconta una… storia diversa!

Le nazioni che hanno fatto parte della coalizione degli Alleati, infatti, hanno sofferto a lungo per il morbo della discriminazione razziale nelle rispettive società.

Francesi Al termine della Seconda Guerra Mondiale la nuova Francia del Generale De Gaulle è costretta a sedare le rivolte anti-coloniali dapprima in Indocina e poi in Algeria. E’ una guerra sporca, o sal guerre come la chiamano i francesi, proprio perché combattuta senza esclusioni di colpi e con estrema violenza contro il Viet Minh e contro il FLN algerino. Ad essere coinvolti non solo i soldati sul campo, ma l’intera società francese. Quando Ho Chi Minh chiede il sostegno del Partito Comunista Francese per la causa dell’indipendenza, ad esempio, i dirigenti del partito glie la negano. Ideologia a parte, conservare la colonia indocinese rientra nella tutela degli interessi nazionali. E ciò vale per tutti: per i conservatori e per i progressisti, per le ale più dure della destra e per i comunisti. In Algeria, inoltre,  ufficiali e i soldati veterani della resistenza anti-nazista e della Campagna d’Italia applicano, sui prigionieri algerini, quelle stesse odiose tecniche di tortura che avevano subito dalla Gestapo…

Statunitensi Il caso americano è emblematico di come l’antifascismo che aveva animato il paese nella Seconda Guerra Mondiale nulla abbia a che vedere con la questione razziale. Gli USA vincitori della tirannia nazista e dell’impero giapponese, hanno dovuto aspettare il 1967 per assistere al primo matrimonio inter-etnico, quello fra Mildred Loving e Richard Perry Loving. Osteggiata, l’unione fu alla fine concessa da una sentenza della Corte Suprema. Erano trascorsi 22 anni dalla fine del conflitto e, solo da allora, bianchi e neri poterono sposarsi senza più restrizioni. Otto anni dopo il Home Mortgage Disclosure Act dichiarava illegali le forme di redling, cioé discriminazione nella fornitura di servizi specie quelli finanziari.

Sudafricani Quale membro del Commonwealth britannico il Sudafrica prese parte alla Seconda Guerra Mondiale, combattendo con truppe bianche e “di colore”. Il razzismo dei militari sudafricani bianchi verso i loro stessi commilitoni neri era riuscito ad indignare addirittura i tedeschi. Di fronte alle proteste di un ufficiale prigioniero costretto, a suo dire, a condividere gli spazi con un sottoposto nero, il Feldmaresciallo Erwin Rommel rispondeva che mai avrebbe avuto problemi a dormire con uno qualsiasi dei suoi soldati. L’asso degli assi della Luftwaffe, Hans Joachim Marseille, strinse una sincera amicizia con Mathias, sudafricano – nero – prigionieri di guerra. Episodi che non assolvono certo la Germania di allora dalle sue enormi responsabilità, ma che aiutano a comprendere quanto il razzismo fosse, sin da allora, diffuso tanto nell’Asse quanto fra gli Alleati. Nella Repubblica Sudafricana l’Apartheid è inoltre rimasta in vigore fino al 1994.

Unione Sovietica Neanche la patria dei soviet è stata immune dal germe razzista. E se già nella Seconda Guerra Mondiale le truppe siberiane erano usate come “carne da cannone” nella lotta contro i tedeschi, nel dopoguerra la discriminazione fra i popoli più “occidentali” dell’Unione e quelli di origine asiatica si manifestava tanto nell’ambito amministrativo quanto in quello prettamente lavorativo. Ulteriori forme di razzismo in terra sovietica si sono registrate con i progrom anti ebraici del 1952, cioé il “Complotto dei Medici” e “La notte dei poeti assassinati”. In quest’ultima 13 scrittori ebrei sovietici furono fucilati (l’arresto era avvenuto nel 1948), alcuni dei quali membri del Comitato antifascista ebraico. Altre nel corso dell’invasione sovietica dell’Afghanistan (1979-1989) contro la popolazione locale e nei confronti degli alleati della Repubblica Democratica d’Afghanistan da parte dei soldati dell’Armata Rossa.

Inglesi, belgi, norvegesi, olandesi, cecoslovacchi ed altri popoli della coalizione alleata sono caduti vittime di quello stesse politiche razziali che avevano combattuto. E non solo nelle colonie africane ed asiatiche: i cecoslovacchi, ad esempio, epurarono a fine guerra circa 1,5 milioni di tedeschi dei sudeti, mentre in Norvegia la discriminazione sociale nei confronti dei Lebensborn Kinder (madre norvegese, padre SS) è durata sino alle soglie del Duemila.

 

 

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Marco Petrelli

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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