Armine Harutyunyan: la moda non rompe gli schemi, ne crea di nuovi… da 100 anni

Armine Harutyunyan. La moda non rompe gli schemi, ne crea di nuovi. Le critiche (sovente squallide e di bassa lega) rivolte dagli haters al nuovo volto di Gucci non sono figlie della sola ignoranza.

Da circa 1 secolo, infatti, cinema, televisione, passerelle, riviste patinate impongono modelli che cambiano ogni decade. Impongono, dunque, canoni di bellezza “non criticabili” e assolutamente da accettare. A meno che, certo, non si voglia essere “out”.

Ogni epoca ha avuto i suoi canoni, espressione del periodo storico e anche dei sogni del pubblico che, ad ogni livello, è quello che “sostiene” l’industria dell’immagine. E poco importa se acquisti abiti assolutamente costosi o spenda qualche soldo per un magazine: l’attenzione è concentrata su uno standard venduto sotto forma di prodotti diversi.

Gli Anni ’40 e ’50 ad esempio si basano su un modello femminile dalle forme morbide e soffici. Un seno prosperoso, fianchi larghi (se confrontati a quelle delle modelle odierne), al fine di trasmettere un senso di prosperità. Nei ’50, infatti, gli USA  vivono un momento di grande prosperità che si riflette anche sull’aspetto fisico di americani ben in salute e in carne.

Trent’anni dopo, nella nuova Golden Age di Reagan, il riferimento è la super modella altamente tonica, fisicamente atletica. E magra. E’ fra la fine degli Anni Ottanta e gli Anni Novanta che si impone quell’idea di donna in passerella attentissima alla linea, agli occhi della gente quasi maniacalmente legata ad un eccessivo ideale di magrezza.

Le regole sono sempre dettate dall’alto: dopo anni e anni di mito della bellezza quasi divino, la rotta cambia ma non per restituire dignità al corpo femminile. Tutt’altro! Come mera forma di provocazione, quasi che vi sia ancora una forma di scandalo che ancora faccia effetto.

E, forse proprio perché il pubblico è ormai assuefatto allo scandalo, che bisogna trovare sistemi nuovi. Ad esempio prendere, volutamente, una ragazza non bella e lanciarla come nuova icona sexy, ripudiando quell’ideale di “bambolina” da passerella che lo stesso sistema-moda aveva creato, plasmato e imposto negli ultimi due decenni. Non un segno di evoluzione della mentalità e dei costumi, dunque, solo una operazione di marketing… decisamente poco rispettosa della persona.

Redazione Conoscere La Storia

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