Aung San, la lotta per l’indipendenza della Birmania e l’importanza strategica dello stretto di Malacca

Aung San, padre di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991 e attuale punto di riferimento della presidenza della Birmania, è una delle principali figure d’importanza per l’indipendenza di Myanmar.

Egli è stato un generale e politico insignito della carica di ministro della difesa nell’agosto 1943 (quando il suo paese venne reso stato indipendente formalmente ma in realtà sotto il controllo dell’Impero giapponese).

La dipendenza dall’Impero britannico come colonia risale al 1886 quando il paese divenne una provincia dell’India ed ebbe fra i suoi più decisi oppositori i militari, eredi delle importanti tradizioni dell’esercito birmano.

Gli ufficiali dell’esercito erano all’epoca (e continuarono ad esserlo per molto) l’unico gruppo sociale, oltre a i religiosi buddhisti e agli studenti universitari provenienti dalla borghesia più agiata, in grado di costituirsi a nuova classe egemonica e quindi dirigente della Birmania. 

Aung San studiò all’Università di Rangoon e si laureò in scienze politiche, storia e letteratura inglese, le sue scelte popolari furono chiare sin da subito, ma rimase fedelissimo al suo ruolo di militare.

Egli fu sì membro e dirigente dei sindacati studenteschi, ma decise inizialmente di fornire il suo appoggio (e quindi quello della sua fazione) all’occupante giapponese che, nella prima fase del Secondo conflitto mondiale, optò per occupare la Birmania e tenerla assoggettata come stato fantoccio e collaborazionista.

Infatti Il 1 agosto 1943, i giapponesi dichiararono l’indipendenza della Birmania (come Stato di Birmania, uno stato fantoccio) e Aung San divenne ministro della difesa. 

A ben vedere la scelta di Tokio fu tatticamente molto rilevante e l’Impero del Sol Levante garantendosi la fedeltà della Birmania seppe garantirsi il piede d’appoggio su un punto chiave nell’Oceano Pacifico.

Da un punto di vista geopolitico infatti Myanmar è la porta di accesso allo stretto di Malacca, che prende il nome dalla cittadina malese e che è l’enorme canale naturale che congiunge l’Oceano indiano all’Oceano Pacifico sfociando nel mar Cinese meridionale.

Garantendosi il controllo (almeno parziale) della porta ad Ovest dello stretto i giapponesi ipotecavano un pivot che ancora oggi è considerato nodo attorno al quale si intrecciano le partite della superpotenza americana e della potenza cinese per la completa egemonia nell’Oceano Pacifico. 

Non a caso si verificò lo scontro navale dello stretto di Malacca fra le marine inglesi e giapponesi e fu uno degli eventi chiave della fase finale della campagna del Pacifico, quella che vide il trionfo degli alleati occidentali.

Il padre di Aung San Suu Kyi iniziò il suo intenso e profondo cammino di formazione politica negli anni dell’Università (dal 1932 al 1938) ed ebbe modo di formarsi sui classici del socialismo.

Dal 1938, da attivista del movimento nazionalista (esponente della fazione nazionalista del Partito Comunista della Birmania, di cui fu segretario dal 1939) organizzò i primi atti sostanziosi di rivolta birmana contro l’occupazione britannica.

La lotta a Myanmar infatti fu tutt’altro che non violenta, con vari episodi di scontro in patria e il successivo supporto all’attacco giapponese contro gli inglesi materializzatosi dall’azione militare del Burma Independence Army (BIA), fondato in Tailandia.

Dopo i primi anni di esistenza del governo fantoccio nelle mani del Giappone tuttavia l’orientamento e la disposizione di Aung San cambiarono profondamente ed egli iniziò a cercare una via di fuga dal nuovo assoggettamento del proprio paese, l’accondiscendenza all’impero giapponese.

Il 27 marzo 1945, mosso dalla convinzione che fosse stata raggiunta  un’unità nazionale fra le varie etnie e dalla consapevolezza che il Giappone fronteggiasse la fase più sfavorevole della guerra, quella del tracollo, promosse l’insurrezione armata contro le forze giapponesi presenti a vario titolo sul territorio della Birmania.

Le forze degli insorti birmani non fecero che spianare il passo alla penetrazione alleata nel territorio di Myanmar verso la Tailandia e la Malaysia, dove le armate giapponesi, in rotta, si erano attestate. Le forze armate birmane, insorte contro il dominatore giapponese, con un’abile mossa diplomatica di Aung San, riuscirono a farsi parzialmente incorporare, sotto il nome di Patriotic Burmese Forces (PBF), nell’organigramma delle forze britanniche combattenti sul fronte birmano.

Questa riorganizzazione, assieme all’effettiva convenienza economica per il Regno Unito, valse ai birmani un cammino spianato verso l’indipendenza vera e propria.

Non a caso subito a seguito della Seconda guerra mondiale Londra riconobbe l’indipendenza del governo birmano che fu ufficializzata nel 1948.

Le abili manovre di Aung San furono tuttavia lo spunto per sommovimenti che portarono alla sua tragica fine, nel 1947 e al tormentato prosieguo della storia politica del suo paese.

Il generale e la classe politica coalizzatasi intorno alla sua figura infatti non seppero amalgamare realmente il paese al di là dei frazionamenti etnici e si concentrarono sul trovare il momento migliore per abbandonare la scomoda alleanza giapponese oltre che sull’implementazione e la conservazione del potere militare.

Al termine della guerra le fazioni etniche rimasero aspramente divise e invece che raggiungere la creazione di un fronte unico (come in Cina con il partito comunista) finirono per esacerbare la divisione fra potere militare (rappresentato in gran parte da ufficiali dell’etnia Karen) e civile.

Aung San preferì continuare la lotta come politico rinunciando a cariche politico-militari e divenendo un leader della Lega antifascista per la liberazione del popolo. Tale organizzazione partitica raggruppava socialisti, comunisti e le Forze patriottiche birmane al fine di rappresentare un peso maggiore nella trattativa per l’indipendenza da portare avanti con la corona britannica.

La scelta di campo era compiuta: il generale Aung San preferì la militanza politica in un’organizzazione il cui obiettivo era l’indipendenza completa del proprio paese dal dominio coloniale e l’anelito all’uguaglianza sociale.

La scelta decisa e senza compromessi del generale finì per renderlo inviso agli ambienti conservatori e la sua vicinanza ai metodi socialisti unita al suo carisma terrorizzò gli oppositori e lo fece divenire una pedina scomoda all’interno dello stesso governo provvisorio di cui era parte anche U Saw, oppositore della linea di Aung San e organizzatore dell’attentato che portò alla sua morte.

Con la tragica fine di Aung San subì una battuta di arresto anche il processo di democratizzazione birmano che si congelò definitivamente nel 1962 con l’inizio della dittature militare.  

 

 

 

 

 

 

(Fonte immagine di sfondo: Foto di Judith Scharnowski da Pixabay)

Francesco Valacchi

Nato nel 1980 a Siena, vive a Livorno. Laureato in Scienze strategiche a Torino e Studi internazionali a Pisa si è poi dottorato in Scienze politiche con specializzazione in Geopolitica a Pisa nel 2018. Si occupa di geopolitica, geoeconomia e International Political Economy con particolare riguardo all’area asiatica. Ha pubblicato la monografia: "Le Federally Administered Tribal Areas: Storia e futuro dell’estremismo islamico in Pakistan e Afghanistan"; è collaboratore di riviste come “Affarinternazionali” e dell’Istituto di Alti studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, ha pubblicato sulla rivista "RISE" del Torino World Affairs Institute.

Articolo Precedente

Eros e Storia. Il “furor eroticus” di Benito Mussolini

Articolo successivo

Storia in pillole. Pietro Cappellari ricostruisce le fasi dello Sbarco alleato in Sicilia