Castello di Issogne: il Medioevo dipinto e il fantasma di Bianca Maria

Armi e armature sono appese alla rastrelliera, mentre le guardie, sedute a tavola, giocano a carte in compagnia di alcune prostitute; nella sua bottega, il sarto misura e taglia pezze di tessuto; il pane viene infornato e il beccaio, l’antico macellaio, gira lo spiedo da cui un gatto dispettoso è intento a rubare i bocconi; il salumiere espone formaggi dalla tipica forma della fontina (la più antica raffigurazione del tradizionale prodotto valdostano).

Sono le scene di vita quotidiana fissate nelle lunette del porticato sul lato est del cortile del castello di Issogne, in Valle d’Aosta, un raro esempio di pittura alpina dell’epoca. L’opera risale al periodo di massimo splendore del castello, quando, sul finire del Quattrocento, Luigi di Challant, erede del casato che legò indissolubilmente il proprio nome al maniero, e suo cugino, il priore Giorgio di Challant-Varey, completarono i lavori di trasformazione dell’antica residenza vescovile (già citata in una bolla di papa Eugenio III del 1151) in un’elegante dimora.

Lo stile è quello del gotico cortese, il quale prende forma in un unico palazzo strutturato a ferro di cavallo che circonda un ampio cortile. Furono questi gli anni in cui a Issogne si fermarono ospiti illustri: l’imperatore Sigismondo di Lussemburgo durante un suo viaggio di ritorno in Germania, nel 1414, e re Carlo VIII di Francia, nel 1494. Durante il secolo successivo, Renato di Challant fece del castello una raffinata corte rinascimentale, a onta del suo aspetto esterno di arcigna dimora fortificata, poco appariscente e priva di decorazioni. Gli affreschi, invece, abbondano all’interno, sia nel porticato che sulle facciate che affacciano sul cortile, dove trovano posto gli stemmi dei diversi rami della famiglia; o nella grande sala di rappresentanza al pianterreno, nella cappella e nell’oratorio al primo piano e in quello privato di Giorgio di Challant al secondo, dove il committente è ritratto, inginocchiato, ai piedi della Croce.

Nel Seicento ebbe inizio il lungo declino del castello, culminato nell’Ottocento con la spoliazione di tutti gli arredi a seguito della morte dell’ultimo rappresentante della famiglia Challant. Sul finire del secolo, però, il pittore torinese Vittorio Avondo rilevò la proprietà all’asta ed ebbe cura di restaurare il castello e recuperare sul mercato antiquario parte dei mobili originali. Ritornato allo splendore di un tempo, il maniero venne poi donato allo Stato italiano nel 1907

Secondo una leggenda, di notte su un loggiato del castello apparirebbe il fantasma di Bianca Maria Scapardone, prima moglie di Renato di Challant. La bella e irrequieta giovane fuggì da Issogne a causa delle perduranti assenze dello sposo e finì giustiziata a Milano, nel 1526, con la gravissima accusa di aver ordito l’omicidio del suo amante, Ardizzino Valperga.

 

Immagine via facebook.com

Redazione Conoscere La Storia

Redazione Conoscere La Storia

Conoscere La Storia vuole raccontare la storia agli appassionati, anche ai meno esperti, con semplicità, chiarezza e immediatezza.

Articolo Precedente

Gino Pizzati: la “cometa” della “Bonet”. Dall’Aeronautica all’imprenditoria

Articolo successivo

La Terni “alata”: dal SIAI S.50 del ’27 alla Divisione “Nembo” di Sangemini