“Cavalli contro carri armati” (BBC History n. 125): la Carica di Poloj

(estratto da BBC History, n. 125 Cavalli contro Carri Armati – Le ultime, gloriose cariche di cavalleria di Marco Petrelli, pp. 70-71)

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La carica di Isbuscenskij entra di prepotenza nell’immaginario collettivo italiano del tempo.

Il Regime fascista la celebra come un’importante vit- toria militare degli italiani sul fronte russo, il cui impegno è da alcuni mesi aumentato: l’ARMIR, infatti, sostituisce il più piccolo CSIR (Corpo Spe- dizione Italiano in Russia), dopo le pressioni esercitate da Hitler per un maggiore coinvolgimento di Roma nell’attacco all’Unione Sovietica.

Una pagina di gloria che, suo malgrado, non modifica gli esiti della guerra.

Pochi mesi più tardi, nel gennaio 1943, dopo un’epica battaglia costata centinaia di migliaia di morti, l’Armata Rossa infligge all’Asse una pesantissima sconfitta a Stalingrado, travolgendo anche le difese italiane sul Don, costrette a un lungo e terribile ripiegamento a Ovest.

Croazia, 1942. A un anno e mezzo dalla conquista della Jugoslavia da parte dell’Asse la situazione è tutt’altro che tranquilla. Sin dall’estate 1941, infatti, i cavalieri cetnici (serbi di fede monarchica) combattono duramente i tedeschi.

Un anno dopo, però, gli equilibri in seno alla resistenza jugoslava cambiano ed emerge la figura di Josip Broz Tito, carismatico leader dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia nonché principale nemico dell’Asse e rivale dei cetnici.

Nello Stato Indipendente di Croazia (governato dal fascista Ante Pavelic ma di fatto sotto il controllo dell’Italia) la guerriglia di

Tito inizia a farsi pericolosa per gli italo-tedeschi.

Il 1° ottobre, l’XI Corpo d’Armata dà il via a operazioni di contro-guerriglia a Perjasica, dove le divisioni Piemonte e Cacciatori delle Alpi impegnano la Udarna Brigada jugoslava sino al 15 del mese.

Due giorni dopo, reparti della 1a Divisione Celere (fra i quali il 14° Cavalleggeri di Alessandria e le camicie nere del Battaglione Ravenna) mentre sono in ricognizione incrociano un intero battaglione nemico in località Dolnij Poloj.

Lo scontro inizia nel pomeriggio attorno alle 18, quando il comandante del reggimento, colonnello Antonio Ajmone Cat, ordina la carica di tutti gli squadroni:

760 cavalleggeri vanno all’assalto.

Il 3° squadrone attacca per primo, facendo breccia fra le formazioni nemiche, seguito dal 2° e dal 4°.

Quest’ultimo riesce a disimpegnare dal combattimento le camicie nere in difficoltà, permettendo loro di ripiegare.

A differenza che a Isbuscenskij, dove partecipano solo due squadroni a cavallo, a Poloj l’assalto è tutto in sella.

Un’immagine superba, tanto da incantare il nemico.

Tito avrebbe infatti commentato:

«Abbiamo avuto l’onore di scontrarci con i Cavalleggeri di Alessandria».

Benché non incisiva sugli esiti del conflitto nei Balcani l’azione, comunque, riesce e il battaglione jugoslavo è costretto a ripiegare.

Era uno scontro importante per la resistenza titina, allora in cerca di una legittimazione agli occhi degli Alleati e della popolazione.

Un po’ meno per i vertici militari italiani del tempo, che registrano l’e- vento senza enfasi. I numeri non sono esaltanti: sul campo sono rimasti 70 cavalleggeri, una sessantina

In un’ansa del fiume Don, a Isbuscenskij il Raggruppamento truppe a cavallo, parte dell’Armata Italiana in Russia, partecipa a una spettacolare azione contro i reparti corazzati dell’Armata Rossa.

Cavalli contro carri armati: le ultime, gloriose cariche di cavalleria di feriti e 109 cavalli perduti, dati peggiori rispetto a Isbuscenskij, per di più in uno contro non con l’Armata Rossa ma con bande partigiane.

Alla data dell’armistizio dell’8 settembre 1943, il 14° Cavalleggeri di Alessandria rientra in Italia nelle stesse ore in cui i tedeschi occupano Trieste.

Decisi a non arrendersi, i Cavalleggeri si scontrano, senza successo, con le forze germaniche a Udine.

Pochi giorni più tardi il glorioso reparto è sciolto dal suo comandante a Palmanova.

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[Immagine di sfondo: stendardo dei Cavalleggeri di Alessandria conservato dal Reggimento “Lancieri di Montebello (8°)” ]

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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