Celeste Lo Porto, la giovane ebrea che lavorava per la Gestapo

 

Celeste Lo Porto e la Lapide che ricorda il rastrellamento del Ghetto di Roma del 16 ottobre 1943. (Fonte: https://www.passaggilenti.com/celeste-di-porto-ebrea-ghetto-roma/)

 

“Se non dovessi rivedere la mia famiglia, sappiate che è colpa di Celeste. Arvendicateme”. Sono le ultime parole, incise sul muro della cella, di Lazzaro Anticoli detto “Bucefalo” (stesso nome del cavallo di Alessandro Magno), pugile romano arrestato dai nazisti nel marzo 1944 ed assassinato alle Fosse Ardeatine. 

“Bucefalo” non era nella lista di Kappler, ma ci finì per colpa di una giovane ebrea, Celeste Lo Porto, che chiese ai tedeschi di prelevare lui invece di suo padre. 

Già, perché Celeste lavorava a stretto contatto con il comando tedesco di Roma, nonostante la sua origine: ebrea sì, ma collaborazionista e pronta a tradire i suoi correligionari per avere salva la vita e per intascare la taglia. Soprannominata dagli abitanti del ghetto “Pantera Nera”.

Nella Roma del 1944, i “prezzi” della carne umana da consegnare alla Gestapo variavano dalle 1500 alle 5000 lire (nel 1943 sarebbero stati equivalenti a 490 e 1600 euro odierni, nel ’44 invece il valore della lira si era ulteriormente abbassato), somme in verità modeste per le quali però in molti non si fecero scrupolo di denunciare intere famiglie. 

E l’orientamento ideologico, spesso, c’entrava poco. In una fase storica nella quale fame, paura ed odio erano quotidianità, infatti, il lato peggiore dell’animo umano non stentava certo a palesarsi. 

Denunciare una famiglia, va da sé, significa esporla alla morte: il viaggio infinito verso i campi di sterminio, cui seguiva l’uccisione immediata nelle camere a gas per coloro i quali erano scartati alla selezione per il lavoro forzato. I forzati, tuttavia, sopravvivevano in condizioni disumane, esposti ogni giorno alle crudeltà dei loro aguzzini. 

Stando alle ricostruzioni storiche della figura di Celeste Lo Porto, sembra che la ragazza avesse pessima fama ancor prima dell’occupazione germanica di Roma. Bellissima ma spregiudicata, secondo chi la ricorda, dopo il rastrellamento del ghetto romano del 16 ottobre 1943, la giovane continuò a lavorare per la Gestapo.

Come accennato, fu lei a consegnare Anticoli ai nazisti e a farlo così morire alle Fosse Ardeatine (24 marzo ’44) al fine di proteggere il padre ed alcuni famigliari dalla deportazione. 

Tuttavia, non tutti i Lo Porto si salvarono né condivisero il tradimento di Celeste. Due fratelli, infatti, morirono in un campo di sterminio. Il padre, invece, si consegnò spontaneamente al comando tedesco morendo anch’egli in un lager. Un gesto estremo per mondare il nome della famiglia dall’infamia del tradimento. 

Dopo una condanna per collaborazionismo e pochi anni scontati in carcere, Celeste Lo Porto si sposò nella seconda metà degli Anni ’50 e continuò a vivere sino ai primi Anni ’80. 

Si era frattanto convertita al cattolicesimo, dottrina per la quale mostrò grande dedizione. Peccato però non sia riuscita a mostrare rimorso, né a chiedere perdono ai familiari delle vittime, per il periodo oscuro al servizio del Reich. 

 

 

 

__________________

 

(Fonte immagine di sfondo: https://www.passaggilenti.com/celeste-di-porto-ebrea-ghetto-roma/)

Redazione Conoscere La Storia

Conoscere La Storia vuole raccontare la storia agli appassionati, anche ai meno esperti, con semplicità, chiarezza e immediatezza.

Articolo Precedente

Gli ex voto in epoca pagana: un’antica tradizione

Articolo successivo

Vi racconto la vera storia del tradimento di Montecristo