“C’era una volta il crimine”: quando la Resistenza incontra la “Magliana”

“C’era una volta il crimine”: la Banda della “Magliana” contro i nazisti. I B-movies americani ci avevano abituati un po’ a tutto: nazisti zombie, nazisti dallo spazio, nazisti dallo spazio cavalcioni a squali bianchi volanti. Ma solo in Italia avremmo potuto presentare, come partigiani, i criminali della Banda della Magliana.

Accade in “C’era una volta il crimine” di Massimiliano Bruno, terzo capitolo della trilogia Fanta-storica iniziata con “Non ci resta che il crimine” e proseguita con “Ritorno al crimine”.

I tre amici protagonisti delle precedenti pellicole (Giampaolo Morelli prende il posto di Alessandro Gassman), si ritrovano stavolta nell’Italia del settembre 1943. Vi giungono poche ore prima del proclama Badoglio e del seguente Armistizio dell’8 settembre.

Al centro della trama la Monna Lisa (nella allora conservata nel castello di Chambord per tutta la durata della guerra) e due donne: la nonna e la mamma di Moreno, interpretato da Marco Giallini.

Durante una sosta a casa di Adele (Caterina Crescentini), la figlia di quest’ultima (e futura mamma di Moreno), nascondendosi in una kubelwagen tedesca, finisce su un piroscafo diretto a Napoli.

Moreno, Giuseppe, Claudio ed Adele attraversano allora l’Italia del settembre 1943, ancora del tutto occupata ma certamente caotica e scossa dal conflitto, incontrando i principali personaggi del tempo: Re Vittorio Emanuele III, Benito Mussolini, Adolf Hitler (col quale c’è un dialogo via radio) e addirittura Sandro Pertini in veste di comandante partigiano.

Inizialmente intenzionati solo a salvarsi la vita e a tornare nella loro epoca, i tre finiranno per sacrificarsi consegnandosi ai nazisti onde evitare una cruenta rappresaglia.

Qui sono salvati in extremis da Gianfranco e Lorella (gli amici rimasti nel futuro e che ne seguono faticosamente le mosse), tornati indietro nel tempo insieme alla “cavalleria”… cioè la Banda della Magliana che carica i tedeschi sulle note di Grazie Roma.

Ci si sarebbe potuti fermare prima. Ai principali personaggi storici ridotti a macchiette: Mussolini un voyeur, Vittorio Emanuele III un prepotente, Hitler un imbecille, Pertini un cinico che non esita ad esporre al pericolo Claudio e Moreno per vendicarsi della sconfitta a carte. Oppure dire stop non appena sullo schermo sono passati cliché ed inesattezze: i fascisti (che peraltro dopo il 25 luglio erano stati smobilitati) rappresentati come fanatici analfabeti, un Mussolini che appare come il colonnello Kurtz di Apocalypse Now, ammettendo sconsolato di non essere stato in grado di combinare alcunché. E Bella Ciao che, a onor di cronaca, mai è stata canzone della Resistenza. Quanto ai tedeschi, neanche l’ombra di un soldato: tutti SS.

No, si va oltre forse perché Bruno vuole dare una specie di tocco di classe alla sua opera, finendo per farne solo una via di mezzo fra il trash e la riabilitazione di una delle più spietate organizzazioni criminali degli ultimi 50 anni.

Siamo certi che non sia stata sua reale intenzione riabilitare la “Magliana”; tuttavia, presentare Renatino De Pedis, la sua amante e l’ “Operaietto” quali eroi che si battono contro i nazisti è davvero eccessivo.

Citare Gaber “la libertà è partecipazione”, inoltre, è un un inchino al politicamente corretto che tuttavia non funzione. D’altronde, come coniugare un pensiero così profondo ad una rappresentazione così leggera di una delle pagine più drammatiche del nostro passato prossimo?

Tutto il film è un po’ uno schiaffo alla Storia poiché vende, per Storia, un concentrato di luoghi e di credenze comuni sulla Seconda Guerra Mondiale per la cui confutazione basterebbe una minima (ma proprio minima) documentazione.

Senza contare lo schiaffo alle vittime della sanguinaria banda romana…

 

 

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Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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