Chi erano i nemici di Roma nell’Italia antica?

L’Italia antica non era una terra pacifica, ma un luogo dove le guerre erano endemiche, e le popolazioni numerose quanto bellicose e indomabili. La conquista della Penisola da parte di Roma fu lenta proprio perché le difficoltà che dovette affrontare furono enormi, nessuna vittoria fu facile, nessuna guerra senza rischi. Le guerre rispondevano a esigenze di tipo economico, a crisi demografiche, o erano l’unica, disperata risorsa per risolvere emergenze drammatiche come una carestia. Il loro esito poteva essere catastrofico: intere popolazioni potevano estinguersi ed essere assimilate, in schiavitù, dai vincitori.

Chi erano i nemici di Roma nell’Italia antica? I Latini

I Latini condividevano con i Romani la stessa lingua, la stessa religione, la stessa etnia, ma non si piegavano alle loro mire egemoniche. Riuscire a sconfiggerli nella battaglia del Lago Regillo, nel 496 a.C., fu fondamentale per Roma che non solo respinse il tentativo del suo ultimo re Tarquinio il Superbo, che era stato scacciato e si alleò con i Latini, di rientrarvi, ma dopo altri tre anni di conflitto riuscì alla fine a stringere con trenta città della Lega Latina il Foedus Cassianum, un patto firmato dal
console Spurio Cassio Vecellino che sanciva un’alleanza militare e forme di parità giuridica tra i Latini e Romani. Su
entrambi incombeva la minaccia dei Volsci che, provenienti dai monti del Lazio meridionale, avevano occupato l’Agro Pontino strappandolo ai Latini. Come Ernici ed Equi, anch’esse bellicose popolazioni appenniniche, i Volsci compivano periodiche razzie e ruberie, agendo come feroci truppe leggere, abituate a combattere tra i boschi e i monti, ma potevano dare luogo a spedizioni di più ampio respiro quando erano sottoposti a pressioni demografiche. Questa esigenza era stata istituzionalizzata con la pratica religiosa del Ver Sacrum (la Primavera sacra), mediante la quale interi gruppi generazionali nati nei mesi primaverili venivano dedicati a una divinità e obbligati a conquistarsi con le armi un nuovo insediamento, guidati da un animale totemico, di norma rappresentato in effigie, ma presente come segnale divino nelle leggende. I Latini entrarono definitivamente nella sfera di influenza romana solo nel 338, quando furono sconfitti e la Lega latina venne sciolta.

Chi erano i nemici di Roma nell’Italia antica? I Sanniti

Per la loro bellicosità, la loro tenacia e il loro profondo senso di indipendenza, i Sanniti furono sicuramente i più pericolosi nemici di Roma. Erano una federazione di quattro tribù accomunate dalla stessa lingua, l’osco, e da comuni santuari religiosi come quello sito a Bovianum: Pentri, Caudini, Hirpini e Caraceni. Benché questa federazione avesse vincoli non particolarmente stringenti, in caso di pericolo poteva reagire mettendo in campo eserciti considerevoli: Livio, per esempio, attesta che riuscirono a schierare un’armata di ben 40mila uomini. Insediati nelle aspre regioni dell’Appennino meridionale, entrarono in conflitto con Roma a partire dal 343 a.C., ma il loro spirito indomito li portò a combattere contro l’egemonia romana appena se ne presentava l’occasione. Abili anche a intessere relazioni diplomatiche, si fecero promotori di un’alleanza tra Etruschi, Umbri e Galli Senoni che lanciò una pericolosissima sfida ai Romani alla battaglia di Sentinum nel 295. La loro resistenza cessò nell’82 a.C., quando Silla compì una vera e propria pulizia etnica ai loro danni, massacrando chi si opponeva e disperdendo la popolazione. Le loro armate erano prevalentemente composte da fanterie organizzate in formazioni di 400 uomini, chiamate dagli storici antichi, usando una terminologia romana, “coorti”. I loro guerrieri combattevano con spada, scudo ovale o trapezoidale e giavellotto, e i più ricchi si proteggevano con un elmo e un pettorale in bronzo, spesso a forma di tre dischi uniti.

Chi erano i nemici di Roma nell’Italia antica? Gli Etruschi

Gli Etruschi esercitarono una grande influenza su Roma e i Romani, ma l’ipotesi che la città sia stata occupata da questo popolo, basata sull’etimologia dei nomi degli ultimi tre re della città, è oggi messa in dubbio dagli studiosi. Più probabile che Tarquinio Prisco, Servio Tullio e Tarquinio “il Superbo” rappresentino il ricordo di un’élite di origine etrusca, ma comunque romana. Lo testimonierebbe il fiorire della città proprio nel VI secolo a.C., ovvero nel periodo durante il quale essi avrebbero regnato, che mal si concilia con l’idea di una città occupata e sottoposta al dominio di una potenza straniera. Con la Repubblica, Roma riprese il conflitto con gli Etruschi, di cui temeva soprattutto la numerosità, più che il valore guerriero, che pure non era trascurabile: i Romani infatti molto probabilmente assimilarono elementi dell’esperienza militare etrusca, a sua volta derivata da quella greca. Questo popolo di origine non indeuropea era organizzato in leghe abbastanza elastiche formate da 12 città, e poteva contrapporre a Roma eserciti di coalizione. Non sempre la solidarietà tra Etruschi era però sufficientemente forte e i Romani seppero approfittarne. Particolarmente importante fu la conquista di Veio, avvenuta nel 396 a.C. dopo un lungo assedio. Con essa, Roma accrebbe il suo territorio del 60 per cento, e poté accedere all’ottimo tufo delle cave etrusche, che verrà utilizzato per l’edificazione delle cosiddette mura Serviane: accreditate al sesto re di Roma, ma costruite in epoca molto successiva.

Chi erano i nemici di Roma nell’Italia antica? I Galli

Le popolazioni celtiche erano giunte in Italia probabilmente all’inizio del IV secolo avanti Cristo. Lingoni, Cenomani, Boi e Senoni scavalcarono le Alpi e invasero la pianura Padana. In particolare, i Boi si spinsero fino a occupare la città etrusca di Felsinia, cui cambiarono il nome in Bononia (Bologna), mentre i Senoni scesero lungo le coste adriatiche, scacciandone gli Umbri e fondando Sena (Senigallia). I Galli furono costantemente in attrito con i loro vicini, ma furono contenuti con discreto successo, in particolare dai Veneti, che mantennero il controllo della pianura padana orientale. Combattenti temibili e più organizzati e ordinati di quanto comunemente si pensi, erano spesso ingaggiati come mercenari, in particolare dalle colonie della Magna Grecia. Fu forse per raggiungere il loro committente Agatocle di Siracusa o un suo progetto strategico in funzione anti-etrusca, oppure per una semplice spedizione militare finalizzata al saccheggio, che i Galli Senoni guidati da Brenno nel 390 si scontrarono con i Romani. Il 18 luglio un’armata romana riunita in emergenza venne sconfitta sul fiume Allia, a pochi chilometri a nord di Roma, fuggendo terrorizzata davanti al nemico senza combattere. Nonostante gli aspetti leggendari, Il fatto ha sicuramente un fondo di verità. Gli studi archeologici tuttavia non mostrano segni di distruzioni o incendi: sconfitti, i Romani probabilmente pagarono un tributo, ma la città non venne devastata.

 

Note: di questo argomento si parla in dettaglio nel numero 3 di Storie di Guerre e Guerrieri

Nicola Zotti

Nicola Zotti

Nicola Zotti, classe 1957, dopo aver insegnato a livello accademico Storia dell'Arte Militare e Analisi strategica si è dedicato alla loro divulgazione tramite il sito internet www.warfare.it, il gruppo Facebook "Warfare - Storia militare e cultura strategica", che conta ormai 4.000 partecipanti, e soprattutto grazie agli articoli scritti collaborando tra l'altro con Repubblica, Il Riformista, Civiltà, e, attualmente, con le riviste storiche della Sprea Editori.

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