Compiègne: il treno dell’umiliazione e la vendetta tedesca

All’alba dell’11 novembre 1918, in un vagone ferroviario piantato al centro di una radura ai margini del bosco di Rethondes presso Compiègne, in Piccardia (Francia del Nord), il moribondo Impero tedesco e le vittoriose potenze alleate firmarono l’armistizio che segnò la fine della Prima guerra mondiale, costata ai Paesi coinvolti 17 milioni di vittime. Il giorno era carico di significato: l’11 novembre la Chiesa ricorda san Martino di Tours, vescovo e patrono di Francia, nazione che quel giorno sanciva la sconfitta della sua tradizionale nemica, la Germania.

La firma dell’armistizio del 1918

Anzi, più che la sconfitta, l’annientamento; poiché l’armistizio di Compiègne fu, in realtà, una resa senza condizioni da parte di un Impero ormai disfatto e non più in grado di trattare. Le misure decise dagli Alleati e volute in primis dalla Francia, che vedeva finalmente messa fuori gioco la sua più pericolosa rivale nella millenaria lotta per l’egemonia sul continente europeo, erano drastiche e brutali: tra i punti più salienti, l’obbligo di abbandonare i territori sulla riva sinistra del Reno e di consegnare agli Alleati 5mila cannoni, 25mila mitragliatrici, 3mila mortai, 1.400 aeroplani, tutte le navi da guerra moderne e, a titolo di riparazione, 5mila locomotive e 150mila vagoni ferroviari. Oltre all’azzeramento di ogni potenziale bellico, quest’ultima disposizione metteva la popolazione civile nella concreta impossibilità di tornare a una vita normale.

Eppure, ventidue anni più tardi, su quello stesso vagone ferroviario, si consumò una vendetta. Le circostanze del secondo armistizio di Compiègne, stipulato il 22 giugno 1940 tra la Francia sconfitta e il Terzo Reich vittorioso, agli inizi della Seconda guerra mondiale sono la riprova di quanto profondamente il Trattato di Versailles avesse inciso sull’immaginario collettivo della Germania, determinandone il tenace spirito di rivalsa per l’umiliazione patita.

La Francia era stata travolta in pochi mesi dell’irresistibile avanzata tedesca, e il 14 giugno 1940 Parigi aveva capitolato, chiedendo di negoziare un armistizio. Hitler non aspettava altro e indicò come luogo per le trattative la foresta presso Compiègne, proprio là dove nel 1918 la Germania aveva dovuto firmare la resa senza condizioni; inoltre pretese che l’armistizio venisse sottoscritto nello stesso vagone ferroviario n° 2419-D in cui, 22 anni prima, la nazione tedesca era stata disonorata. Una vendetta raffinata: occhio per occhio, umiliazione per umiliazione.

 

Immagine in evidenza via commons.wikimedia.org, Bundesarchiv, Bild 146-2004-0147 / CC-BY-SA 3.0

Alessandra Colla

Laureata in Filosofia, giornalista pubblicista, studiosa di Storia e scienze umane, ha tradotto (da francese, inglese, spagnolo, tedesco) e curato testi di letteratura e saggistica. Collabora alle riviste "Eurasia" e "Terra Insubre". Tra i suoi ultimi lavori figura Grigioverde rosso sangue. Combattere e morire nella Grande Guerra del 15-18 (GoWare).

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