Congo. Patrice Lumumba raccontato da Francesco Valacchi

Patrice Émery Lumumba nacque il 2 luglio del 1925 nella provincia del Kasai, nel Congo belga, in una piccola cittadina.

Egli venne al mondo nel momento in cui la colonia belga del Congo, reduce da uno sfruttamento famoso per la ferocia e l’assoluta mancanza di umanità, trovava le forze per reagire al dominio del Belgio. Il Congo belga (Stato libero del Congo) era stato acquisito come vero e proprio dominio personale da re Leopoldo II del Belgio che ne fece una proprietà privata.

La controversa personalità del sovrano belga, che credeva fermamente nella necessità dei possedimenti coloniali per la grandezza di una nazione, arrivò a promuovere il perpetrare di violenze selvagge poste in atto non solo per l’esigenza della sicurezza e della completa sottomissione della colonia, ma anche per punire la scarsa produttività degli abitanti.

Leopoldo II è considerato simbolo del totale e impietoso sfruttamento coloniale che arriva al punto di annientare ogni diritto delle popolazioni autoctone per imporre le necessità della Realpolitik europea nell’accumulazione del capitale. Nel 1908 il re cedette formalmente al Belgio dietro la disposizione del Parlamento, che agì anche per assecondare l’opinione pubblica internazionale la quale iniziava a chiedere conto dei disumani abusi perpetrati da Leopoldo II.
A seguito della Seconda guerra mondiale le istanze indipendentiste si moltiplicarono e nel 1955 (proprio l’anno che vide la Conferenza di Bandung, pietra miliare del cammino per l’emancipazione dei paesi emergenti e prodromo del Movimento dei paesi non allineati), il movimento per l’indipendenza congolese vide finalmente il primo concreto progetto belga per la creazione di uno stato indipendente. In quegli anni tuttavia tra il popolo congolese nascevano e si consolidavano già partiti politici la cui principale aspirazione era rendere il Congo indipendente.
Nello stesso 1955 Patrice Lumumba divenne presidente del sindacato congolese dei lavoratori dell’amministrazione dello stato mentre aveva già iniziato la sua carriera di giornalista a Kinshasa e a Kisangani. E’ importante notare che ebbe una formazione segnata dai valori religiosi (la stragrande maggioranza delle scuole per gli abitanti locali nelle colonie era gestita da organizzazioni e comunità religiose), prima in una scuola cattolica e successivamente in un istituto protestante.

Fra i primi fermenti dei movimenti di indipendenza congolese si possono enumerare le chiese indipendenti che affiancavano all’ideologia religiosa i valori nazionali congolesi. La strada di Lumumba era destinata poi ad avvicinarsi alle posizioni del Partito Liberale Belga, entrando nelle fila della sua costola congolese. Le sue doti di politico e la sua spiccata cultura lo resero influente fra i liberali ed ebbe modo di approfittare di un viaggio in Belgio organizzato dal Partito. Al ritorno del viaggio (nell’anno 1956) egli venne però arrestato dalle autorità del Congo belga poiché se ne iniziava a temere la crescita dell’importanza politica (ufficialmente con l’accusa di appropriazione indebita di fondi dell’ufficio postale presso cui lavorava).

Lumumba trascorse in carcere circa due anni, un periodo che lo forgiò e fece rafforzare in lui la consapevolezza di dover scrollare di dosso al suo paese il giogo coloniale. Al termine della sua detenzione egli fondò, con altri capi politici, il Movimento Nazionale Congolese (MNC) e iniziò una campagna più attiva per ottenere l’indipendenza del paese.

Nel 1959 organizzò a Stanleyville una riunione del MNC e di altri movimenti e partiti maggiormente votati alla causa indipendentista, a seguito i questa sorta di congresso alcune manifestazioni indipendentiste scoppiate in città ebbero come risultato l’arresto di alcuni leaders, fra i quali Lumumba. L’intenzione di Lumumba nell’organizzare l’incontro di Stanleyville era iniziare un cammino per unificazione delle varie anime del movimento indipendentista che appariva diviso in funzione soprattutto delle striature tribali. Il Congo era ed è caratterizzato da una profonda distinzione etnica e da una profonda cultura di appartenenza tribale. Il coacervo di differenze tradizionali tracciava un solco fra le varie anime tribali del movimento ed era destinato a divenire il punto debole del cammino verso l’emancipazione.

A seguito dell’arresto del leader il governo belga pretendeva di fiaccare completamente il movimento ma la vittoria del MNC alle elezioni costrinse Bruxelles alla trattativa per intavolare la quale il Movimento impose il rilascio di Lumumba. Si era giunti ormai al passo decisivo: il Belgio accolse la possibilità della formazione di un governo indipendente e il MNC di Lumumba ottenne il governo del paese con Patrice Lumumba Primo ministro.

Il Belgio avrebbe immediatamente giocato la carta del divide et impera utilizzando la ribellione di alcune unità di stanza nella provincia del Katanga (essenzialmente ricca di risorse minerarie) e promuovendone la secessione. Lumumba chiese l’intervento delle truppe delle Nazioni Unite e lo ottenne, ma i caschi blu si limitarono a isolare i due blocchi di contendenti assolvendo solo compiti di peacekeeping ed isolamento delle forze armate dei contendenti.

Lumumba allora, dal momento che i militari del neonato paese, disorganizzati e privi di mezzi e armi moderne non potevano pensare di opporsi ai belgi, chiese aiuto all’Unione Sovietica. Questa risoluzione strategica per il Congo era destinata a portare la contesa sul campo dello scontro fra blocchi che dominava la scacchiera internazionale. Un colpo di mano militare guidato da Mobutu e appoggiato dalle potenze occidentali (spaventate dalla possibile ingerenza sovietica) e dal Belgio in particolare portò all’arresto di Lumumba cui accondiscese il legittimo Presidente: Joseph Kasa-Vubu.

Nei primi giorni del 1961 Lumumba venne consegnato dai suoi concittadini ai belgi, torturato e ucciso da un plotone di esecuzione. Tramontò nel suo sangue il sogno di una unificazione federale che fornisse una sovrastruttura organica alle divisioni tribali ed il Congo venne consegnato nelle mani del dittatore Mobutu che prese il potere nel 1965 e trascinò il paese nel terrore totalitario e nella rovina economica.

 

 

(Fonte immagine di sfondo: https://www.africa-express.info/2019/01/24/con-lassassinio-di-patrice-lumumba-57-anni-fa-comincia-il-saccheggio-meticoloso-del-congo-k/)

Francesco Valacchi

Nato nel 1980 a Siena, vive a Livorno. Laureato in Scienze strategiche a Torino e Studi internazionali a Pisa si è poi dottorato in Scienze politiche con specializzazione in Geopolitica a Pisa nel 2018. Si occupa di geopolitica, geoeconomia e International Political Economy con particolare riguardo all’area asiatica. Ha pubblicato la monografia: "Le Federally Administered Tribal Areas: Storia e futuro dell’estremismo islamico in Pakistan e Afghanistan"; è collaboratore di riviste come “Affarinternazionali” e dell’Istituto di Alti studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie, ha pubblicato sulla rivista "RISE" del Torino World Affairs Institute.

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