Cosa mangiavano i templari? La frugale dieta dei cavalieri

Rivestendo la doppia anima di monaco e cavaliere, i templari dovevano mitigare i costumi dell’uno e dell’altro anche nel modo di mangiare. Se le regole di molti Ordini prevedevano frequenti digiuni e astinenze, ciò non poteva valere per i templari, che dovevano avere abbastanza forza per combattere. Nei suoi Exempla Jacques de Vitry raccontava di un monacocavaliere di un Ordine non meglio specificato che in combattimento, troppo debilitato dai digiuni, “al primo colpo di lancia cadde da cavallo.

Subito un suo fratello lo risollevò, rischiando la vita. E nuovamente si trovò per terra, abbattuto da un altro colpo. Allora quel suo fratello, dopo che per una seconda volta l’aveva rialzato salvandogli la vita, gli disse, rimproverandogli i suoi digiuni eccessivi: ‘Signor Pane e Acqua, fate bene attenzione perché se cadrete ancora non sarò certo io a rimettervi in sella’. Lo chiamava così poiché, restando spesso solamente a pane e acqua per digiunare, aveva debilitato troppo il suo corpo e l’aveva reso inutile per la battaglia”.

Cosa mangiavano i templari? Le prescrizioni della Regola

La Regola del Tempio, su questo argomento, diventava quasi un codice di comportamento alimentare, prescrivendo una dieta orientata alla moderazione nel mangiare, ma anche alle tipologie di vivande da portare in tavola. Come guerrieri, i templari dovevano mangiare molta carne, ma non troppa perché il suo abuso provocava la gotta, malattia frequente fra la nobiltà medievale. L’articolo 26, infatti, precisava: “Vi basterà mangiare carne tre volte alla settimana, tranne che a Natale, Ognissanti, l’Assunzione e nella festa dei dodici apostoli. Infatti è noto che l’abitudine di mangiare la carne corrompe il corpo”.

In mancanza della carne, i templari mangiavano soprattutto pesce, sia fresco sia salato, quasi sempre d’acqua dolce; non mancavano però legumi, verdure e formaggio. Particolare attenzione veniva rivolta al cibo destinato ai fratelli malati, per evitare pietanze in contrasto con la loro malattia, la pesantezza nel digerire o altri particolari effetti; non si potevano mangiare, perciò, “lenticchie, fave con la buccia, cavolo non fiorito, carne di bue, trota, capra, becco, montone o anguille. Neanche il formaggio verrà servito nell’infermeria” (art. 192).

La moderazione si applicava anche al bere, nonostante la fama di grandi bevitori attribuita ai templari: se il maestro “ordina che sia distribuita acqua, o, misericordiosamente, vino diluito, distribuitene con giudizio. Poiché invero occorre prenderne con moderazione e senza eccedere” (art. 30). Oltre alla quantità e alla qualità del cibo, la Regola stabiliva anche come comportarsi durante i pasti: i templari mangiavano tutti insieme, tranne chi era di servizio o malato, osservando il massimo silenzio e comunicando solo con i signa loquendi di ogni religioso (ossia i “segni parlanti”, usati al posto delle parole).

Lo spirito di fratellanza, anche nel refettorio, era talmente forte che, per piccole mancanze, si veniva puniti con l’allontanamento dalla tavola e obbligati a mangiare per terra su un lembo del mantello.

Mario Sprea

Giornalista professionista, direttore di diverse testate settimanali e mensili, autore di numerosi libri di narrativa, studioso e ricercatore di Storia delle religioni, esperto di divulgazione storica, responsabile di numerose riviste di Storia.

Articolo Precedente

Scarzuola: la città-teatro di Tommaso Buzzi

Articolo successivo

Normandia: quando i vichinghi piegarono la Francia