Cronache dei Balcani. Tito, nazionalismo e potere dietro la “nuova” Jugoslavia

 

Comunismo e vendetta furono gli unici moventi della tragica stagione delle foibe e dell’Esodo? No, secondo il giornalista ternano Marco Petrelli, collaboratore di conoscerelastoria.it ed autore de I partigiani di Tito nella Resistenza Italiana (Mursia, 2020), studio che analizza la figura di Josip Broz durante e dopo la 2° Guerra Mondiale.

 

Foibe: vendetta od odio comunista?

 

La vendetta verso lo sconfitto è parte, drammatica, di ogni guerra. Quanto all’ideologia il comunismo può essere stato movente iniziale, ma non principale né unico delle foibe”.

 

Cosa spinse, allora, Tito?

 

Le risponderò con Toffanin, il comandante ‘Giacca’ responsabile dell’eccidio di Porzus che cito nel libro: – gli jugoslavi erano più nazionalisti che comunisti – Tito aveva infatti posto sotto le insegne dell’EPLJ popoli secolarmente in conflitto fra loro e che neanche l’esperienza del Regno di Jugoslavia era riuscita ad amalgamare. Se il comunismo fu quindi ‘collante’ della guerra antifascista, il nazionalismo fu la malta con la quale cercare di tenere unite genti così diverse”.

 

Sta dicendo che Tito non era comunista?

 

Lo fu, certo, ma più per convenienza che per reale convinzione: la linea politica adottata negli anni della Guerra fredda ne è una chiara testimonianza. L’unico suo interesse era la Jugoslavia o, meglio, conservare il suo potere”.

 

Dunque, dietro alle foibe solo un nazionalismo esasperato?

 

Nazionalismo e volontà di eliminare quelle minoranze che avrebbero potuto rappresentare un ostacolo alla sua ascesa”.

 

Come spiega allora il veloce collasso della Repubblica dopo la sua morte?

 

Come accennato Tito ha tentato di tenere uniti popoli diversi, riuscendoci solo in parte. La rivalità etnica, infatti, non si è mai sopita. Dopo l’82, anno della sua morte, in un contesto geopolitico completamente diverso da quello post bellico, venuta meno la figura del Capo, quella rivalità esplose mandando in frantumi la giovane Repubblica”.

 

Redazione Conoscere La Storia

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