Direzione rivoluzione: il viaggio in treno di Lenin. Aiutato dai tedeschi

Quando nel febbraio del 1917 scoppiò una prima rivoluzione contro lo zar in Russia, Lenin, bloccato in Svizzera, fremette per tornare in patria, dove pensava di poter finalmente riunire tutte le correnti eversive che si agitavano contro il sistema zarista. Il momento era decisivo. Doveva essere presente. Ma come fare? Parigi e Londra, alleate di Mosca nella Prima guerra mondiale in pieno svolgimento, certo non l’avrebbero aiutato, anzi avrebbero fatto di tutto per ostacolarlo.

Un viaggio in aereo? Troppo complicato e rischioso. In suo soccorso arrivò sorprendentemente (ma non troppo) la Germania. Berlino vedeva infatti lucidamente tutti i vantaggi che sarebbero derivati dal contaminare la Russia zarista con il virus rivoluzionario di Lenin. Saranno quindi i tedeschi a organizzare il viaggio segreto in treno del leader comunista, per lo svolgimento del quale detteranno precise condizioni: un rappresentate dei socialisti svizzeri accompagnerà i russi e sarà l’unico interlocutore con i tedeschi durante il percorso; sarà riconosciuto il diritto di extraterritorialità al vagone “piombato” (chiuso dall’esterno) dove prenderanno posto Lenin e i suoi accompagnatori; nessuno potrà salire o scendere dal vagone durante il tragitto; l’identità degli occupanti non sarà mai controllata; il viaggio non avrà interruzioni fino alla Svezia. Così nell’aprile del 1917, alla stazione di Zurigo, un gruppo di 32 “emigrati russi” salì sul vagone speciale collegato a un convoglio diretto a Stoccolma. Oltre a Lenin, c’erano sua moglie Nadežda Krupskaja, la sua “storica” amante Inessa Armand, e altri personaggi di spicco del movimento rivoluzionario come Karl Radek (futuro Commissario alla propaganda), Grigorij Zinov’ev (dirigerà il Comintern), Grigorij Sokol’nikov (futuro Commissario alle Finanze).

Il treno filò diritto senza incontrare ostacoli fino alla Svezia e in Finlandia. Intanto la notizia del viaggio, inizialmente top secret, iniziò a circolare, soprattutto dopo la sosta del gruppo a Stoccolma. Quando Lenin, alla stazione di Petrograd (San Pietroburgo), scese dal treno, venne infatti accolto trionfalmente dai suoi numerosissimi seguaci che intonarono emozionati la Marsigliese, diventata l’inno di tutti i rivoluzionari. Nessuno potrà più fermare Lenin nella sua corsa alla conquista del potere. Berlino aveva visto giusto: meno di un anno dopo, Lenin firmerà la pace separata con gli Imperi Centrali e la Russia uscirà dalla guerra.

Mario Sprea

Mario Sprea

Giornalista professionista, direttore di diverse testate settimanali e mensili, autore di numerosi libri di narrativa, studioso e ricercatore di Storia delle religioni, esperto di divulgazione storica, responsabile di numerose riviste di Storia.

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