“Dittatori”. Domenico Vecchioni racconta Adolf Hitler

Il suo glorioso Terzo Reich (dopo il Primo di Ottone di Sassonia e il Secondo di Guglielmo di Hohenzollern) doveva durare un millennio.

Quasi il doppio dell’impero romano! Un impero che avrebbe caratterizzato la storia del mondo nei secoli a venire. Una visione di uno statista, di un dittatore totalmente condizionato dall’Hubris, la patologia del potere assoluto che porta al progressivo distacco della realtà e alla scomparsa della facoltà di discernimento.

Hitler era impegnato a creare il mito di stesso. Solo alla luce di questo delirio di potenza del resto si possono spiegare alcuni errori fatali, che causarono la sua perdita. Come, ad esempio, l’attacco proditorio al suo alleato Stalin, con il quale aveva condiviso la conquista della Polonia, nell’errata convinzione che, sottomessi i russi (definiti sotto-uomini), avrebbe potuto finalmente “dedicarsi” alla Gran Bretagna, stroncandone la resistenza e diventando il padrone dell’Europa.

Ma appunto si era terribilmente sbagliato: la caduta del Terzo Reich comincerà proprio a Stalingrado, dove la VI armata del generale von Paulus fu completamente distrutta, cancellando l’idea dell’invincibilità nazista.

Il mito di se stesso impediva a Hitler anche di avere una vita familiare normale.

Era in effetti inconcepibile per lui pensare di fondare una famiglia. Lui era già sposato con la Germania, a cui dedicava tutte le sue energie, desiderandone ardentemente la grandezza e la gloria nei secoli!

Come poteva occuparsi di problemi domestici! I suoi rapporti con le donne risultarono quindi “patologici”. Molte delle donne che si innamorarono di lui, finirono suicide o tentarono di suicidarsi dopo aver sperimentato la sessualità del mostro. 

Il suo rapporto con il proprio fisico era problematico,dovendo convivere col profondo stress che gli causava l’hubris. Per sopravvivere doveva ingurgitare quantità incredibili di pillole, cachet, capsule pastiglie di  ogni genere soffrendo di tutte le malattie. 

Invece di 10 secoli il glorioso Terzo Impero tedesco durerà appena dodici anni! Un periodo tuttavia sufficiente a seminare morte, terrore  e distruzione su scala mondiale. Un bilancio davvero fallimentare quello del Führer.

Un paese completamente devastato da una guerra da lui stesso scatenata. Una guerra che aveva causato circa 60 milioni di morti, di cui 40 milioni in Europa. Un regime che aveva prodotto uno dei più odiosi genocidi della storia: l’eliminazione sistematica e programmata di sei milioni di ebrei!

Se è stato un discreto pittore, Hitler ha invece sempre dichiarato di non considerarsi uno scrittore, ma solo un uomo politico. Eppure il suo Mein Kampf  ha conosciuto tirature vertiginose, tradotto in numerosissime lingue (recentemente in Giappone ne hanno persino fatto un’edizione manga), viene continuamente riproposto e lo si può ancora trovare con facilità in libreria.

Se fosse vissuto insomma, con i suoi diritti di autore Hitler sarebbe diventato milionario! 

Pubblicato per la prima volta nel 1925, Mein Kampf conteneva l’essenziale del pensiero nazista: revisione del Trattato di Versailles, supremazia razzista, antisemitismo, lotta senza quartiere al bolscevismo, ricerca dello spazio vitale all’Est ecc…

Il programma in definitiva che Hitler avrebbe puntualmente realizzato qualche anno dopo.

Nessuno quindi poteva dire di non sapere e di non capire le sue intenzioni! Non veniva allora preso sul serio dalle potenze occidentali? Eppure il primo campo di concentramento (non ancora di sterminio) per gli oppositori politici veniva aperto a Dachau fin dal marzo del 1933!

Perché Hitler non fu fermato prima?

La follia megalomane e la strategia mortifera  del Führer si ritrovano incredibilmente nella teoria di Albert Speer, l’architetto del regime, sul valore delle rovine di un edificio. Hitler, cioè, si preoccupava di come sarebbero state le “rovine” del Terzo Reich dopo i famosi mille anni di esistenza.  Speer presentò allora  al Führer piani e disegni per mostrargli le rovine di edifici non ancora costruiti. 

Insomma lo sfasamento mentale del Capo nazista arrivava al punto di pretendere di controllare il tempo: anche cioè dopo che sarebbe scomparso e il suo regime cancellato, gli edifici nazisti dovevano cadere in rovina così come lui lo aveva deciso. 

Ma Hitler era sano di mente? E soprattutto lo erano i tedeschi che lo appoggiarono fino alla fine?

In tutti i lunghi sei anni della guerra in Germania in effetti ci fu una sola manifestazione pubblica di protesta contro il rastrellamento degli ebrei e protagoniste ne furono le donne, che tennero coraggiosamente testa alla SS, ottenendo alla fine soddisfazione alle loro richieste.

Fu la protesta della Rosenstrasse, quando un gruppo di donne tedesche riuscì ad evitare la deportazione nei campi di sterminio dei loro mariti e figli ebrei. Dimostrazione che l’autorità temeva l’opinione pubblica molto più di quanto si potesse pensare. Ah se ci fossero state più proteste pubbliche in Germania!

 

 

 

 

(Fonte immagine di sfondo: foto di WikimediaImages da Pixabay)

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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