Dittatori: Idi Amin Dada, l’ultimo Re di Scozia Signore dei pesci…

 

 

Molti ricordano il bel film “L’ultimo re di Scozia”, di Kevin Macdonald, dove uno stupendo Forrest Whitetaker (foto di copertina: Forrest Whitetaker/Idi Amin Dada ne “L’ultimo re di Scozia”. Fonte originale: qui) interpreta il ruolo di Idi Amin Dada, il dittatore dell’Uganda. Se i personaggi di contorno sono frutto della fantasia dell’autore del romanzo da cui è tratto il film, la figura di Amin invece si staglia abbastanza fedele alla realtà, con tutte le sue gratuite crudeltà e impensabili eccentricità, a cominciare dal grottesco gusto per le medaglie commemorative (fasulle), i titoli ampollosi (inesistenti) e le smaglianti decorazioni (inventate).

Proclamandosi Presidente a vita, si autodefinirà: Sua Eccellenza il Presidente a vita, Feldmaresciallo Dottor Al Hadji Idi Amin, titolare della V.C. (decorazione da non confondere con l’alta distinzione britannica Victoria Cross, questa, da lui ideata scimmiottando Londra, è la sconosciuta Victorious Cross), D.S.O. (Distinguished Service Order), M.C. (Military Commander), Signore di tutte le bestie della terra e dei pesci del mare, conquistatore dell’impero britannico in generale e dell’Uganda in particolare, re di Scozia. Che modestia! Riesce a controllare anche le bestie e i “pesci del mare” (certo non potevano essere pesci di terra). Che prospettiva politica! Si autoproclama re di Scozia per appoggiare idealmente le rivendicazioni indipendentiste di Edimburgo a danno dell’impero britannico dato oramai per conquistato, sconfitto e umiliato dal generale ugandese, formato sotto le armi guarda caso proprio dagli ufficiali scozzesi del King’s Africa Rifles.  

Già questo patologico attaccamento alle forme esteriori basterebbe a caratterizzare la folle megalomania che motiva l’azione politica del dittatore ugandese. Come del resto è patologico il suo inesauribile appetito sessuale, cui deve peraltro il suo soprannome Dada. Spesso in effetti il focoso gigante (pesa 100 chili ed è alto 1,93) viene sorpreso in compagnia di avvenenti donne africane. Per giustificarsi dice spesso che si tratta in realtà di sua sorella maggiore (Dada in swahili). A furia di ripetere “è la mia Dada”, diventa per tutti Idi Amin Dada…

Scalzato dal potere, nel gennaio del 1971, il primo presidente dell’indipendenza, Milton Obote, Idi Amin consolida il suo potere eliminando selvaggiamente le tribù che considera avversarie. I metodi sono “efficaci” e sbrigativi: massacri “alla mitragliatrice”, se non addirittura “al carro armato”. I primi anni del suo governo sono caratterizzati da un terrore generalizzato che deriva da un esercizio del potere violento, rozzo, megalomane e senza alcuno scrupolo, dove dà il meglio di sé lo State Research Bureau, l’inumana polizia politica che fa dell’esotico albergo coloniale Nile Mansion Hotel un centro di tortura e di sterminio. Parallelamente vengono adottate iniziative politiche bislacche o decisamente folli. Bastano due esempi, tra i tanti che si potrebbero citare. 

I rapporti con Israele. Fino a quel momento ottimi. Tel Aviv in effetti voleva fare dell’Uganda il centro nevralgico della politica israeliana in Africa. In cambio, il gigante ugandese chiedeva con insistenza al governo israeliano appoggio logistico-militare per dare uno sbocco al mare al proprio paese! Richiesta assurda, cervellotica, che avrebbe presupposto la conquista di un corridoio di mille chilometri, in gran parte nel territorio tanzano! All’ovvio rifiuto di Moshé Dayan, Idi Amin si offende, si inalbera e cambia radicalmente politica estera, buttandosi nelle braccia di Gheddafi e convertendosi all’islamismo. Secondo esempio: l’improvvisa cacciata dal paese della comunità asiatica da sempre considerata l’ossatura commerciale del paese, assicurando un minimo di prosperità generale. Colpo di testa, dovuto a un sogno premonitore, che ha conseguenze catastrofiche per la già disastrata economia del paese. La popolazione locale non sarà in grado di sostituire gli asiatici e tutta la struttura economico-commerciale subirà danni irreversibili. Non era difficile prevederlo, ma Idi Amin è convinto di essere dotato di poteri paranormali. Nessuno osa contraddirlo.

La resa dei conti arriverà inaspettatamente nel 1976, quando alcuni terroristi palestinesi dirottano un Airbus francese, in volo da Tel Aviv a Parigi. L’aereo, dopo vari traversie, viene autorizzato ad atterrare nell’aeroporto di Entebbe (Kampala). Idi Amin, nemico giurato degli israeliani e vicino ai palestinesi, sogna in effetti di fare il grande mediatore per la liberazione dei passeggeri, in maggioranza ebrei. Sarà invece pesantemente umiliato dagli israeliani che, con una operazione di commando senza precedenti e dall’incredibile audacia (la mitica Operation Thunderbolt), riusciranno a prendere il controllo dell’aeroporto, libereranno gli ostaggi e infliggeranno pesanti perdite ai militari ugandesi. Come risponde il dittatore ugandese alla beffa israeliana, che gli fa perdere ogni residua credibilità internazionale? Con altri, inumani massacri e con una dichiarazione di guerra alla Tanzania, che nelle sue mire avrebbe dovuto risvegliare il sentimento patriottico degli ugandesi e che invece segnerà la sua fine. La sbruffonata si trasforma in tragedia.

In un fulmineo contrattacco, le truppe tanzane  attraversano l’Uganda ed entrano nella capitale, Kampala. Il colosso d’argilla, definito da Anthony Daniels “un capolavoro di confusione” (e “di follia” si potrebbe aggiungere) fugge senza dignità rifugiandosi presso il suo amico Gheddafi. Finisce l’incubo di Idi Amin Dada per il popolo ugandese che, al risveglio, troverà un paese del tutto devastato dalle follie di un dittatore che voleva conquistare l’impero britannico e incoronarsi re di Scozia! 

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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