Dittatori. Mao Tse Tung, in privato e lontano dalla propaganda

Mao Tse Tung è probabilmente uno dei casi più emblematici di dicotomia tra la l’immagine riflessa per il pubblico e la vita intima di un dittatore. Se in effetti la propaganda politica ne dipingeva il ritratto di salvatore della patria, di uomo saggio, calmo, sereno, degno ed eroico, in privato invece Mao si comportava da debosciato senza scrupoli, cinico, senza alcuna commiserazione per le sofferenze che infliggeva ai suoi collaboratori.

Almeno questa è la tesi del dottor Li Zishiu, medico personale del Grande Timoniere, esposta in un monumentale libro di memorie, uscito diversi anni fa, un best-seller mondiale  – ma stranamente mai tradotto in Italia! – “The pivate life of Chairman Mao” (Random House)..

Per Li la pretesa semplicità di Mao non era, in realtà, che il lusso supremo derivante da un potere gestito in maniera imperiale, che gli permetteva di vivere al di sopra di tutte le regole e le convenzioni sociali, al di là della stessa legge. Così, mentre la propaganda ufficiale dell’epoca auspicava per la Cina rivoluzionaria costumi abbastanza puritani offerti sull’altare della nuova ideologia, l’attività sessuale, intensa e variegata, aveva un posto centrale nella corte del dittatore.

Racconta Li che donne giovani, belle e vergini, gli dovevano essere servite à la carte, come cibo, scelte, selezionate e pronte ad essere consumate nel momento più propizio. Venivano individuate non solo in base alla loro bellezza, ma anche per la loro solidità ideologica e predisposizione a sentirsi onorate di passare una notte nel letto del mito fatto persona. Andavano gioiosamente a costituire una sorta di harem magico del sultano. La frenetica attività sessuale del Grande Timoniere derivava anche dalle sue forti convinzioni taoiste, secondo le quali più si è sessualmente attivi, più si è longevi. 

Altro mito che sfata il dr. Li riguarda la frenetica attività lavorativa di Mao. Contrariamente a quanto voleva far credere la mitologia ufficiale, che raffigurava un Presidente attivo, dinamico e sempre impegnato a risolvere i problemi del paese, Mao passava gran parte del suo tempo a letto o disteso sul bordo della sua piscina privata, rimanendo per giorni interi senza vestirsi e uscendo dal torpore di una sorta di esistenza allo stato brado unicamente per impegni internazionali o eventi diplomatici.

Al di sopra di qualsiasi regola, Mao non si lavava mai né si faceva mai la doccia, preferendo farsi strofinare tutto il corpo dai suoi vigorosi assistenti con asciugamani caldi e umidi. Non si lavava nemmeno i denti, seguendo una vecchia tradizione contadina. Per l’igiene orale, Mao ricorreva alla masticazione mattutina di foglie di tè:“Una Tigre non si lava di denti”. Così i suoi denti apparivano ricoperti di una patina verde e il suo alito non doveva risultare particolarmente gradevole… 

La sua poca pulizia peraltro mise in difficoltà il dr. Li che non riuscì a circoscrivere un’epidemia di infezione ginecologica (triconoma vaginale) diffusasi tra le numerose concubine del Grande Timoniere, portatore sano del virus. Noncurante dei danni provocati, Mao rifiutava di farsi curare in una visione elitista della vita e degli uomini. 

La frugalità e la semplicità vantate dal regime erano precetti validi unicamente per il popolo. In effetti in ogni Provincia il segretario locale del partito comunista aveva fatto costruire una splendida villa destinata ad ospitare il Primo Segretario, che doveva spostarsi continuamente, certo per ragioni di sicurezza, ma soprattutto a causa  della paranoia di cui soffriva nell’eterno timore di essere tradito dai suoi.

Il potere pieno, assoluto, amministrato senza la minima concessione democratica, non poteva alla fine non influenzare la salute mentale e fisica del Grande Timoniere nonché le sue relazioni umane e, di conseguenza, le sorti del paese e del mondo. Vivendo già in una sorta di paradiso terrestre, dove tutti i suoi desideri venivano facilmente realizzati, come poteva dubitare dell’avvento del paradiso comunista? Cosa poteva importare a Mao, depositario supremo del destino di più di un miliardo di sudditi, se alcuni milioni di “nemici di classe”  dovevano essere sacrificati per l’affermazione definitiva del marxismo-leninismo (il Grande Balzo in avanti) e per la creazione di un modello di socialismo superiore a quello dell’Unione Sovietica (la Rivoluzione Culturale)? Ben poco, evidentemente. 

Il distacco dalla realtà era totale.

   

 

 

 

 

 

 

 

 

(Fonte immagine di sfondo: http://cedocsv.blogspot.com/2018/01/cina-la-rivoluzione-culturale-di-mao-e.html)

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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