Dylan Dog e il “Trillo del Diavolo” di Tartini. Lo spartito del compositore istriano è a Terni

Craven Road a Londra risuona di una strana melodia in verità composta per archi, ma eseguita da un clarinetto suonato da uno strano tipo in jeans, giacca nera e una vistosa camicia rossa. E’ l’indagatore dell’incubo Dylan Dog che fra mostruosi impegni, ne ha uno più umano e piacevole: perfezionare il Trillo del Diavolo di Giuseppe Tartini, musicista di Pirano vissuto nel XVII Secolo. Un’impresa umana, si diceva, ma che va avanti ininterrotta albo per albo: la Sonata per violino in sol minore (o Trillo del Diavolo) è cosa tutt’altro che facile da eseguire anche per un detective dell’impossibile come Dylan che, forse, visitando Terni potrebbe trovare finalmente l’ispirazione.

A pochi passi da Palazzo Spada, infatti, si scorgono un pentagramma, alcune note la dicitura “Trillo del Diavolo” tutti incisi sulla lapide commemorativa di Stanislao Falchi (Terni, 29 gennaio 1851 – Roma, 14 novembre 1922), compositore e per quasi quindici anni direttore del prestigioso Conservatorio di Santa Cecilia a Roma.

Un grande nome della musica e del teatro del tardo Ottocento ma, al pari del personaggio degli albi Bonelli, anche un incompreso la cui opera è messa in discussione tanto dal pubblico in sala, quanto da una critica pronta ad attaccarlo e a “distruggere” le sue composizioni. E’ il caso di Lorhelia (1878) e di Giuditta (1887), quest’ultima non particolarmente apprezzata da Gabriele D’Annunzio che la fa letteralmente a pezzi sulle colonne del quotidiano romano La Tribuna.

Tuttavia, come accade ai detective (pure quelli dell’incubo) la svolta arriva quando meno te lo aspetti e Falchi, dopo alcuni anni lontano dai palchi, giunge alla conclusione che Giuseppe Tartini può essere la giusta strada per il successo. Così, il 29 gennaio 1899 al Teatro Argentina di Roma va in scena Tartini o il Trillo del Diavolo opera semi seria in tre atti. Un tripudio di pubblico e di critica con tanto di articolo-rivincita su La Tribuna:

“(…) E’ un bozzetto, non gonfia di complicazioni passionali, non affastellata di cozzanti contrasti; procede liscia come conveniva al tenue argomento”.

Insomma, la popolarità arriva grazie ad un autore di Pirano d’Istria vissuto a cavallo fra il 1600 e il 1700, quel Giuseppe Tartini che Tiziano Sclavi ha voluto omaggiare in uno dei più celebri comic italiani degli ultimi 30 anni. Ironia della sorte, la lapide di Falchi con il pentagramma del Trillo si affaccia su un multisala e su un vicoletto che, specie di notte, può rievocare atmosfere noir alla Dylan Dog.

 

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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