Felice Pedroni: un cercatore d’oro italiano in Alaska

Era originario di Fanano, un paese in provincia di Modena con qualche migliaio di abitanti e tante castagne, tantissime castagne: castagne che, essiccate e macinate, costituivano l’alimento principale della popolazione. Ma, evidentemente, a Felice Pedroni le castagne non bastavano, così come gli andava stretta la vita degli Appennini, chiusa e senza sbocchi.

Nato il 16 aprile 1858, ultimo di sei fratelli, restò presto orfano di padre e decise coraggiosamente di emigrare in cerca di una vita migliore. Si recò prima in Francia, nel 1881, e poi, quello stesso anno, si imbarcò per l’America. All’inizio si impiegò come bracciante, poi come minatore. Alla fine fu preso anche lui dalla febbre dell’oro, che all’epoca si era spostata nei territori del Nord, lo Yukon e il Klondike, tra Canada e Alaska, dove il prezioso metallo giallo si mescolava al freddo, al ghiaccio e a condizioni di vita terribili, descritte magistralmente da Jack London in molti suoi racconti.

Felice Pedroni: gli anni ruggenti di “Felix Pedro”

Pedroni si trasferì prima in Canada (nel 1894) e l’anno dopo nello Yukon. Furono anni febbrili ma segnati, alla fine, dalla fortuna: il 22 luglio 1902, infatti, Pedroni scoprì un filone d’oro nel letto di un torrente. Quello che sembrava un corso d’acqua qualsiasi, forse senza nemmeno un vero nome, divenne il Pedro Creek (Pedroni, infatti, veniva abitualmente chiamato Felix Pedro). L’italiano chiese la concessione statale per l’estrazione del minerale e la ottenne. Nel settembre del 1902 fondò, nella baracca che gli faceva da abitazione, il Distretto minerario di Fairbanks. Fu il primo nucleo di quella Fairbanks che oggi, con i suoi oltre 30 mila abitanti, è la seconda città dell’Alaska.

Arricchitosi grazie all’oro che aveva trovato, Pedroni tornò in Italia gloriosamente nel 1906. Chiese a una donna del suo paese di sposarlo, ma lei rifiutò. Così Felice rientrò in America e sposò un’irlandese che ballava nei saloon e, a detta dello stesso Pedroni, era incontentabile. Per cercare di farla felice, le comprò un ranch dalle parti di Tacoma, nello Stato di Washington, ma pare che i rapporti fra i due fossero sempre piuttosto tesi. Quattro anni più tardi, nel 1910, Pedroni morì, a soli 52 anni, a Fairbanks. Il suo corpo venne imbalsamato e trasferito vicino a San Francisco, dove fu sepolto. Ritrovata negli anni Settanta del Novecento da un notaio modenese, Amato Cortelloni, la salma di Pedroni fu riportata in Italia e sepolta nel cimitero di Fanano nel 1972.

Ogni anno, a Fairbanks, Felice Pedroni viene celebrato nel corso dei cosiddetti “Golden Days” (i “giorni dell’oro”) durante i quali si svolge anche un concorso per eleggere il sosia di Felice, che poi entra in città a cavallo e deposita in banca un sacchetto pieno d’oro.

Stefano Bandera

Nato nel 1963, laureato in Filosofia, scrittore, lavora in ambito editoriale dal 1989. Per Sprea Editori cura la realizzazione dei bimestrali Far West Gazette e Civiltà Romana. È anche autore di libri divulgativi per ragazzi.

Articolo Precedente

Il “matto del Po”: Antonio Ligabue e l’arte come antidoto al disagio

Articolo successivo

Palazzo della Ragione: il tempio dell’astrologia e le sue meraviglie