Ferentillo: il Museo delle Mummie nel cuore della Valnerina

Ferentillo. Mummie di vecchi e mummie di donne incinte. Mummie di disertori della Grand Armeé di Napoleone e volti di neonati, anch’essi mummificati, che ancor oggi trasmettono il dolore delle famiglie ch’ebbero l’ingrato compito di dar loro sepoltura.

Ma anche mummie di animali: uccelli e mammiferi che il tempo pare aver bloccato.

Il Museo delle Mummie di Ferentillo è questo ed altro. Una collezione, “macabra” per i più sensibili, di eccezionale valore storico per studiosi e curiosi nel cuore della Valnerina ternana.

Le particolari condizioni del terreno e degli spazi della cripta della Chiesta di Santo Stefano hanno permesso, nei secoli, a mummie di tutte le epoche di arrivare intatte ai nostri giorni.

La scoperta di questa “collezione” forse unica al mondo arriva nei primi del XIX Secolo, quando la cripta di Ferentillo è aperta e svuotata. E’ il 1806 e Napoleone, con il “Décret Impérial sur les Sépultures”, ha proibito le sepolture in chiesa.

A destare sconcerto e sorpresa fra gli operai che vi entrano (oltre due secoli fa, la percezione della realtà e delle leggi naturali era diversa) è lo stato di conservazione. Al di fuori delle parti molli pelle, ossa, denti, unghie e abiti sono pressoché intatti.

La scoperta desta subito interesse nel mondo scientifico italiano. Due fisici dell’Accademia dei Lincei, il dott. Carlo Maggiorani e il dott. Aliprando Moriggia si recano immediatamente a studiare il “tesoro” di  Ferentillo. Le ricerche di Vincenzo Latini, chimico anche lui giunto in Valnerina, mostrano che la conservazione è garantita dal tipo di terreno composto da sali di calcio, calcare e argilla. Poi, le condizioni interne alla cripta (nessuna finestra, quindi niente aria, l’assenza di acqua per il carattere igroscopico del terreno) hanno rallentato al minimo il processo di decomposizione.

Ventidue i corpi umani, 270 i teschi: questi i numeri della collezione museale di Ferentillo, aperta al pubblico e visitabile, in questi giorni di #iorestoacasa, grazie al web.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Fonte immagine di sfondo: meteoweb.it)

Redazione Conoscere La Storia

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