Gambi: il crudele corsaro italiano che uccideva i rivali… a colpi di ascia

I pirati? Un mito romantico, certo, ma, nella realtà, erano anche criminali, autori di svariati delitti e crudeltà. E, se si potesse stilare una classifica dei pirati più efferati e malvagi della storia, l’italiano Vincenzo Gambi occuperebbe un posto di assoluto rilievo. Di natali incerti, comparve per la prima volta nelle cronache agli inizi dell’Ottocento, quando si unì alla confederazione di pirati costituita da Jean Lafitte nella baia di Barataria, presso New Orleans.

Nella città della Louisiana era probabilmente arrivato confondendosi tra i tanti coloni che avevano lasciato l’isola di Santo Domingo per sfuggire ai disordini provocati dalla rivolta dei neri.

Gambi era già comandante di una nave (faceva base sull’isola di Grand Terre che, insieme alla Grande Isle, chiudeva sul Golfo del Messico la baia di Barataria, un “santuario” della pirateria) quando Lafitte, lo avvicinò la prima volta, tentando di convincerlo ad attaccare le navi spagnole in Louisiana. Ma, in un primo momento, si rifiutò. Pare che un suo ufficiale affrontò Lafitte, sostenendo che “gli uomini di Gambi prendono ordini solo da Gambi” e finì per questo ucciso dal corsaro francese con un colpo di pistola.

Tuttavia, negli anni seguenti, Gambi fu al fianco di Lafitte, sia nell’assalto alle navi spagnole sia, contro gli inglesi e a fianco degli americani, nella Guerra anglo-americana. Dopo la guerra a Gambi fu riconosciuta la cittadinanza statunitense dal presidente James Madison, in particolare per la sua partecipazione, l’8 gennaio 1815, alla battaglia di New Orleans, vinta contro gli invasori britannici. Tuttavia il richiamo della pirateria fu più forte di un sereno e ricco pensionamento.

Nonostante fosse un amante delle battute (gli piaceva scherzare sul proprio nome, presentandosi come “Vingtcinq“, cioè “venticinque”, che suonava come Vincenzo ma indicava anche la percentuale di bottino che pretendeva) Gambi divenne famoso per la sua avidità e, soprattutto, per la sua ascia: un’arma con la quale uccise almeno una dozzina di uomini. Doppiamente famoso, è il caso di dire, perché proprio per avidità sottrasse al suo equipaggio la giusta parte di un bottino, e fu con quella stessa ascia che i derubati lo decapitarono nel sonno nel 1819, nel Golfo del Messico.

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Redazione di Conoscerelastoria.it

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