Giuda Iscariota:  traditore o strumento di Dio? Ce lo racconta Domenico Vecchioni

 

Giuda Iscariota era il più anziano e rispettato apostolo di Gesù. I Vangeli per la verità non forniscono molte notizie sulla storia personale del futuro traditore.

Si sa solo che non correva molto buon sangue tra l’appassionato e irruento Iscariota e gli altri 11, più remissivi e prudenti.

Gesù in ogni caso lo contava tra i suoi preferiti perché era l’unico che aveva mostrato coraggio e possedeva una personalità ben definita.

Al momento delle predicazioni di Cristo, la Giudea era un regno vassallo dell’impero romano. Il suo re era del tutto controllato dal governatore di Roma, il quale gli lasciava espletare solo alcune funzioni di tipo amministrativo, senza consentirgli di adottare decisioni politiche.

In quegli anni il governatore era Ponzio Pilato che, oltre alla Giudea, amministrava anche la Samaria e l’Idumea.

Una situazione che certo non entusiasmava gli abitanti del posto, cioè gli ebrei, che non accettavano la perdita della loro sovranità e criticavano in particolare la negligenza, l’indifferenza di Roma nei confronti della loro religione. 

Non sorprende quindi che il contesto politico della regione non fosse particolarmente pacifico e i rapporti tra romani e giudei non proprio idilliaci. Gruppi di contestatori, in particolare Zeloti (ebrei ortodossi) e Sicari (attivisti indipendentisti), animavano spesso scaramucce e azioni di disturbo nei confronti delle truppe occupanti, senza però avere molte speranze di successo, data l’evidente sproporzione di forze e l’indubbia superiorità dell’organizzazione militare romana.

Ora Giuda, membro dei Sicari (l’epiteto di Iscariota sarebbe venuto da una versione semitica di Sicarios), avido di libertà e desideroso di giustizia, rimase come folgorato dal messaggio di eguaglianza e solidarietà che scaturiva dalle parole del Nazareno.

Ma probabilmente nel suo entusiasmo iniziale non si rese  conto che le prediche di Gesù non erano tese alla lotta per l’indipendenza e alla difesa della patria.

Il regno da Lui promosso non apparteneva a questo mondo. Giuda confuse in qualche modo i suoi desideri con la realtà, credendo o volendo credere di vedere in Cristo la personalità di un capo ribelle che avrebbe riportato l’ortodossia della fede, espulso i romani dalla Giudea, scacciato re e regine complici dell’impero.

Il messaggio di Gesù invece era universale, trascendeva le contingenze politiche della Giudea e della presenza romana, ponendosi in una prospettiva ultraterrena: liberare l’uomo da tutti i mali che impone la vita terrestre.

Giuda, secondo alcuni studiosi, si sarebbe reso conto del suo errore quando entrò col suo Amico a Gerusalemme, dove, a parte uno scatto d’ira nel Tempio infestato di mercanti corrotti e venali, Gesù si mostrò tutto sommato mansueto e fu chiaro che non aveva nessuna intenzione di far sollevare in armi il popolo ebraico contro Roma.

Non aveva del resto il Maestro in qualche modo giustificato il pagamento dell’imposta dovuta, quando aveva dichiarato: “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”? Giuda continuava a non capire che il Nazareno evolveva in un’altra dimensione, quella spirituale, quella dell’anima.

In realtà Gesù non aveva mai detto che gli ebrei dovevano sottomettersi ai romani in tutte le occasioni, ma semplicemente che quella questione esulava dal suo messaggio.

Un atteggiamento dunque, quello di Cristo, che potrebbe aver provocato nel patriottico Iscariota delusione, amarezza e in qualche modo risentimento verso la passività politica del Maestro. 

Fu nel contesto di questo particolare stato d’animo che maturò l’idea di tradire? E un’ipotesi che è stata da più studiosi avanzata. Ma ci sono anche altre interpretazioni. 

Per i Vangeli, lo sappiamo, il tradimento di Giuda ebbe una sola ragione: quella venale.

Avaro, attaccato ai soldi, sospetto amministratore dei beni dei 12 apostoli, si sarebbe fatto corrompere dai sacerdoti del Sinedrio per 30 denari d’argento, una somma peraltro molto modesta, corrispondente – è stato calcolato –  a un mese di salario di un operaio. Fu questa la vera molla del tradimento più celebre della Storia? Difficile crederlo.

Giuda tradì allora per vendetta o per dispetto? Improbabile, non ne aveva motivo…

Del resto come interpretare il suo strano comportamento dopo aver tradito il suo Maestro?

Denuncia Gesù al Sinedrio, ritorna poi da Lui per cenare insieme come se niente fosse accaduto, in seguito, nell’orto degli ulivi di Getsemani, lo designa ai soldati romani venuti ad arrestare il “re dei Giudei” abbracciandolo e baciandolo, infine, preso dal rimorso e dal pentimento, finisce per impiccarsi ad un albero.

Quindi le ragioni del tradimento di Giuda rimangono abbastanza misteriose e non chiaramente comprensibili.

C’e anche chi sostiene che Giuda col suo gesto volesse spingere Gesù e i suoi seguaci ad essere più “attivi”, ad entrare in azione, a incitare apertamente la rivolta contro l’oppressore.

Il suo arresto, cioè, avrebbe spinto finalmente gli ebrei a reagire, ad abbandonare quella passività e remissività che Giuda non poteva sopportare. 

Ma ci sono anche studiosi che hanno cercato di dare una spiegazione per così dire trascendentale al gesto di Giuda, al più grande (e misterioso) tradimento della Storia.

Se Gesù prevedeva tutto, sapeva anche che Giuda l’avrebbe tradito. Perché allora non lo ha fermato?

Perché aveva bisogno del suo tradimento per assicurare il successo delle sue predicazioni, per l’affermazione della religione cristiana su tutte le altre.

Solo in effetti col proprio martirio, con la propria morte violenta, il messaggio cristiano avrebbe avuto ben altro respiro e diffusione nel mondo.

In poche parole senza il tradimento di Giuda, la religione cristiana non si sarebbe consolidata e diffusa.

Argomentazioni, ricostruzioni e sofismi certo interessanti, degni di riflessione, ma che finalmente non portano da nessuna parte perché sostenuti da un inestricabile mix di elementi storici, politici, leggendari e soprattutto religiosi.

Si può solo convenire, crediamo, sul fatto che Giuda sia stato in qualche modo un traditore “necessario” per l’affermazione del cristianesimo, mitico tradimento che è stato anche sfruttato per alimentare l’antisemitismo secolare dell’Occidente.

Giuda, ebreo estremista, che vende per trenta denari Gesù ai Romani, diventa così il destinatario del disprezzo di tutta l’umanità, il simbolo stesso del tradimento.

Cosa spinse in definitiva Giuda a tradire Gesù?

Brama di soldi, sete di vendetta, patriottismo esacerbato? O fu forse solo uno strumento consapevole o inconsapevole della volontà di Dio? 

Domande alle quali ciascuno darà una risposta in base al proprio retroterra politico, culturale, sociale e religioso. Rimane comunque il fatto che, al di là delle motivazioni, variamente interpretabili come abbiamo visto, il nome di Giuda diventò nel corso dei secoli e rimane ancora oggi sinonimo dell’azione più abietta e disprezzabile da parte di un uomo: il tradimento del Figlio di Dio.

 

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da I grandi traditori della Storia di Domenico Vecchioni (Mazzanti Libri, 2021)

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Immagine di sfondo: Il bacio di Giuda nella Cattura di Cristo di Michelangelo Merisi detto Caravaggio – Web Gallery of Art:   Immagine  Info about artwork, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=10755641

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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