Gli ebrei in Europa nel Medioevo: una storia di ghetti, persecuzioni e finanza

La storia delle comunità ebraiche in Europa affonda le sue radici in epoca romana. Dopo la conquista di Gerusalemme e la distruzione del Tempio di Salomone da parte dell’imperatore Tito, nel 70 d.C., molti ebrei si rifugiarono in Nord Africa e in Spagna, dove diedero vita a floride comunità di mercanti e artigiani. Nonostante la diaspora, nel complesso le loro condizioni di vita erano buone, ma peggiorarono sensibilmente allorché il cristianesimo divenne la religione ufficiale dell’Impero Romano. I loro diritti vennero limitati e la Chiesa adottò un atteggiamento ambiguo: pur mantenendo nella forma una certa tolleranza, non solo non condannò numerosi episodi di violenza popolare che si conclusero con il rogo delle sinagoghe, ma introdusse anche il divieto, per i cristiani, di convertirsi all’ebraismo.

Le ragioni di questo comportamento vanno ricercate soprattutto nell’accusa, mossa anche dai teologi, contro il popolo ebraico: aver assassinato Gesù Cristo. Questo episodio infamante generò innumerevoli pregiudizi, tensioni, isolamento. Con la crisi seguita alle invasioni barbariche in Occidente, gli ebrei vennero invece tollerati e in molti casi anche protetti, in quanto appartenenti a comunità che erano riuscite a far fronte alle devastazioni grazie agli intensi traffici commerciali e alla loro posizione di intermediari tra il mondo cristiano e quello orientale. In alcune corti medievali, come quella normanno-sveva di Federico II in Sicilia (1198-1250), per esempio, erano presenti intellettuali ebrei e musulmani con prestigiosi incarichi di potere (anche se il sovrano tenne atteggiamenti ambigui nei confronti delle comunità non cristiane, espellendo i musulmani e obbligando gli ebrei a portare un segno distintivo sulle vesti, al pari delle prostitute).

Durante il regno di Alfonso X il Savio (1221- 1284), Siviglia, Cordoba, Granada e Toledo divennero invece l’emblema della sintesi feconda tra le tres culturas: cristiana, araba ed ebraica. La rinascita delle città a partire dall’anno Mille, però, aveva comportato l’ascesa progressiva di nuovi ceti di mercanti cristiani, che iniziarono a contendere agli ebrei il monopolio dei commerci: fu allora che costoro ripiegarono, oltre che sull’artigianato, anche su professioni tradizionalmente interdette ai cristiani, come il prestito di denaro a usura, contribuendo fattivamente alla nascita e allo sviluppo delle banche.

Gli ebrei in Europa nel Medioevo: banchieri e marchi d’infamia

Ma se il popolo li guardava con sospetto, i ricchi banchieri ebrei si dimostrarono assai utili ai sovrani europei, soprattutto quando i loro regni erano impegnati nelle campagne militari: in cambio di finanziamenti, i giudei ricevettero protezione e si insediarono stabilmente in molte regioni d’Europa. Nel nuovo clima di fanatismo religioso e intolleranza che si diffuse assieme alle Crociate, ripresero però anche le persecuzioni, che li portarono al massacro soprattutto nell’Europa centrale. Anche la Chiesa ne favorì la ghettizzazione, imponendo loro prima (1215) di indossare abiti particolari e in seguito di portare un contrassegno giallo che li distinguesse dai cristiani. Nel 1290 furono espulsi dall’Inghilterra, nel Trecento anche dalla Francia.

Il clima di sospetto si accrebbe ancor di più con la crisi del Trecento, quando furono accusati di essere la causa scatenante delle epidemie e di avvelenare i pozzi, soprattutto durante la grande Peste Nera del 1347-1351. Tra le poche voci in loro difesa, si levò quella di papa Clemente VI, che con una serie di bolle invitò il clero a proteggerli e a respingere quelle accuse infondate: se davvero erano gli ebrei ad avvelenare i pozzi e a diffondere il contagio, osservava il pontefice, perché anche loro perivano a causa del diffondersi del male? La popolazione, però, non sentiva ragioni e il linciaggio dei presunti colpevoli (nonché il saccheggio delle loro case e dei loro beni) divenne una sorta di rituale collettivo, soprattutto nell’Europa centrale. Nel gennaio 1349, a Basilea, i cittadini insorsero contro le autorità, che avevano proclamato un bando per chi si macchiava di violenza ai danni degli ebrei, e scatenarono una caccia all’uomo senza precedenti. Molti giudei, rastrellati in tutta la città, furono rinchiusi in un edificio e bruciati vivi. A Strasburgo la popolazione ebraica fu dimezzata, a Worms, Francoforte e Magonza furono gli ebrei stessi a darsi la morte, appiccando il fuoco alle proprie case pur di non finire linciati dalla folla. Al termine della pestilenza, che spazzò via un terzo delle anime d’Europa, gli ebrei sopravvissuti erano soltanto poche migliaia.

Sorte migliore ebbero i giudei che vivevano sotto il dominio islamico, sia nel Nord Africa sia nell’Impero Ottomano, che, con la caduta di Costantinopoli del 1453, soppiantò il dominio bizantino. Anche se i rapporti tra i fedeli delle due religioni non furono sempre tesi, si può dire che l’Islam, nel complesso, fu più tollerante, in quanto consentiva agli ebrei di partecipare all’amministrazione statale e di radicarsi nell’area di dominazione islamica, cosa che i regni cristiani non ammettevano.

Nel Quattrocento, gli ebrei furono cacciati dagli Stati tedeschi: da qui gli aschenaziti (così chiamati dal nome ebraico della Germania) partirono alla volta del Regno di Polonia, dove diedero vita a una cultura originale, detta yiddish, che nacque dalla sintesi tra le radici ebraiche e le tradizioni dell’Europa centrale e slava.

Gli ebrei in Europa nel Medioevo: la caccia al giudeo

Gli ebrei spagnoli, detti sefarditi, prima furono costretti a convertirsi al cristianesimo (e chiamati con disprezzo marrani) e poi, perseguitati anche dall’Inquisizione spagnola, costretti alla fuga. Espulsi ufficialmente dal Regno di Spagna nel 1492, si insediarono in Africa, in Turchia e soprattutto in Olanda, dove crearono una comunità fiorente nei traffici commerciali, la cui importanza decisiva sarebbe emersa nel corso del Seicento. Gruppi di giudei cacciati dai regni europei nel corso del Quattrocento trovarono rifugio in Italia (anche se nel Cinquecento gli ebrei romani furono costretti a fuggire nelle campagne laziali e toscane), dove si insediarono e costituirono importanti comunità, soprattutto a Venezia. Qui, nel 1516, esattamente cinquecento anni fa, nacque il Ghetto.

Ma gli ebrei si stabilirono anche a Roma, nel Mantovano, nel Cremonese e in molte altre località, grandi e piccole, dando vita a una florida stagione culturale, che avrebbe lasciato importanti e durature tracce nella letteratura, nella musica, nei costumi, nella cucina e nelle abitudini di vita quotidiana delle popolazioni con cui entrarono in contatto, imprimendo un’impronta decisiva all’identità di interi territori. Tuttavia, la fine del Medioevo non avrebbe fatto cessare né il sospetto verso il popolo di Davide, né la fine dei pogrom (“devastazione”, in russo) contro le comunità giudaiche.

Elena Percivaldi

Storica medievista, saggista e giornalista professionista, collabora con le principali riviste di alta divulgazione del settore storico: “Medioevo”, “BBC History” e “Storie di Guerre e Guerrieri”, “Conoscere la Storia”, “Civiltà Romana”. All'attività di relatrice in incontri, conferenze e convegni in tutta Italia affianca la curatela di mostre storico-archeologiche e di eventi storico-rievocativi. Fa parte di vari comitati scientifici e ha scritto una ventina di libri, alcuni dei quali tradotti anche all'estero.

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