Grandi Spie. Domenico Vecchioni racconta “Salon Kitty”

Salon Kitty era il nome di una celebre casa di tolleranza berlinese. Ma fu anche il code name di una delle più singolari attività di spionaggio messe in atto dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Il ricorso al sesso, come strumento per acquisire notizie riservate, non era certo una novità. Da sempre, in effetti, la seduzione figurava nella panoplia degli strumenti a disposizione dei servizi segreti per carpire all’avversario segreti politici e militari. Inedito invece fu il suo utilizzo, cinico e spregiudicato, all’interno di un bordello di lusso, trasformato in una centrale di ascolto e di registrazione. L’idea fu di Reinhard Heydrich, Capo dei servizi di sicurezza del III Reich (SD), secondo il quale “era più facile interrogare un uomo in posizione orizzontale, che in posizione verticale” e fu realizzata dal suo numero due, responsabile del controspionaggio, il giovane e ambizioso Walter Schellenberg.

La “pensione Schmidt” era situata a Berlino, al terzo piano di un edificio al n.11 della Giesebrechtstrasse nel quartiere residenziale di Charlottenburg. Aveva iniziato a operare negli anni trenta, sotto la direzione di Katharina Zammit, che come “maîtresse” aveva scelto appunto lo pseudonimo di Kitty Schmidt.

Il capo della polizia Arthur Nebe, che non mancava di controllare l’andirivieni degli ospiti, si faceva un piacere di segnalare alla Gestapo i nomi dei politici, dei militari, dei diplomatici, e persino dei ricchi ebrei che si recavano in tutta discrezione nel “salone”, convinti di non essere troppo notati.

La messe d’informazioni che riceveva, finì per stimolare la fantasia di Heydrich, che immaginò di trasformare il Salon Kitty, dove si ritrovavano così influenti personaggi, in un apparato di spionaggio, repressione e ricatto.

Ora per conseguire il miglior risultato possibile, era necessaria per prima cosa ottenere la piena collaborazione della maîtresse. Ma Kitty in un primo momento si mostrò abbastanza riluttante, aveva in qualche modo timore di tradire i clienti che frequentavano la sua casa in tutta fiducia. La Gestapo tuttavia non andava troppo per il sottile e non amava perdere tempo. Scoprì, in effetti, che Kitty mandava denaro in Inghilterra per preparare verosimilmente la sua fuga e quella dei suoi amici dalla Germania nazista. Fu facile quindi porla di fronte ad una semplice e drammatica alternativa: collaborare con convinzione o essere rinchiusa in un campo di concentramento.

Kitty non ebbe scelta.

In vista dell’ardito progetto spionistico, la “casa” fu per un breve periodo chiusa nel 1939, ufficialmente per rinnovo dei locali, in realtà per permettere ai servizi segreti di sistemare tutti gli apparati dello spionaggio. Microfoni furono ben dissimulati sotto l’intonaco delle pareti di tutte le camere,dove avvenivano le “prestazioni” e nella cantina dell’immobile venne organizzato un centro di ascolto. Le conversazioni più interessanti erano registrate su dischi di cera e immediatamente inviate agli uffici di Heydrich.

Alla riapertura del salone, gli ansiosi clienti trovarono una graditissima sorpresa. Il catalogo della casa era stato totalmente aggiornato. Oltre ad alcune prostitute per così dire “tradizionali”, c’erano ora 20 nuove ragazze, affascinanti, eleganti, poliglotte e disponibili a soddisfare tutte le esigenze. Nessuno avrebbe mai immaginato che quelle signorine così educate e gentili erano in realtà delle “ausiliarie femminili della Gestapo”, perfettamente addestrate al loro compito di seduttrici capaci di far parlare gli uomini “in posizione orizzontale”. Per aver accesso al catalogo di quelle 20 ragazze speciali occorreva conoscere la parola d’ordine, che era “vengo da Rothenburg”.

Tra i primi clienti del rinnovato salone ci fu l’ambasciatored’Italia a Berlino Bernardo Attolico, che vi si recò una sera accompagnato dal console generale tedesco Wüster, capo del dipartimento Sud del Ministero degli Esteri. I due dopo aver tranquillamente parlato di questioni d’ufficio, chiesero di poter consultare il catalogo Rothenburg. Presto la scelta fu fatta, furono aperte due bottiglie di champagne e ciascuno si ritirò in una confortevole stanza con la propria eletta. Uscendo dalla “pensione” visibilmente soddisfatto delle attenzioni ricevute, Attolico disse a Wüster di essere sicuro che il Conte Ciano avrebbe molto apprezzato un posto del genere, glielo avrebbe caldamente consigliato!

In effetti tra gli abituali frequentatori del Salon Kitty ci fu anche Galeazzo Ciano, genero di Mussolini e ministro degli Esteri. Anche il suo collega tedesco, von Ribetnropp, lo aveva spesso invitato a “rilassarsi” nel salone, luogo discreto e sicuro, sapendo bene che l’invito non  sarebbe caduto nel vuoto! Ciano aveva fama di donnaiolo impenitente e di nonsaper troppo resistere al fascino delle belle donne.

Durante uno di questi dolci incontri, il ministro italiano si lasciò sfuggire alla ragazza che si prendeva così bene cura di lui: “Alcuni mesi fa Von Ribbentrop mi fece una terribile rivelazione. Mi parlò della decisione tedesca di accendere la miccia in Europa. Me lo disse come se si fosse trattato di una questione amministrativa di minore importanza. Ma Ribbetropp cosa volete esattamente, il corridoio di Danzica?’ gli chiesi. Mi rispose:‘niente di tutto questo. Ciò che vogliamo è la guerra!

La conversazione fu come da prassi registrata e il disco finì nelle mani di Heydrich e poi finalmente in quelle di Hitler, che cominciò a non avere più una buona opinione del genero di Mussolini, sia perché parlava di questioni riservatissime con una prostituta, sia perché da successive registrazioni capirà quanto poco Ciano amasse i tedeschi e il regime nazista.

Nel settembre del 1940 il salone visse per così dire il suo momento di gloria. Ospitò infatti un’alta delegazione ministeriale “mista”, composta dal ministro degli Esteri spagnolo, Serrano Suñer, il ministro degli esteri tedesco, von Ribbentrop, l’ambasciatore spagnolo a Berlino e diversi alti funzionari. Lo spagnolo si congratulò con il collega tedesco per la raffinatezza dei luoghi, dicendogli scherzosamente che i loro colloqui segreti avrebbero potuto svolgersi meglio lì che al ministero. I due ministri peraltro, anche nel salone, non poterono fare a meno, in attesa di “rilassarsi”, di accennare a questioni riservatissime,come l’operazione Felix, un piano tendente a occupare Gibilterra con un blitz di forze congiunte tedesco-spagnole. Tutte conversazioni attentamente ascoltate nella cantina dell’edificio, registrate e portate a conoscenza di Hitler, il quale peraltro andò su tutte le furie perché non era d’accordo con l’operazione Felix.

Le ragazze in definitiva si diedero un gran da fare, lavorarono intensamente se si pensa che furono all’origine di ben 25.000 registrazioni, andate peraltro quasi integralmente distrutte dopo la guerra.

Le conversazioni ascoltate nel salone potevano avere a volte conseguenze drammatiche per chi si lasciava andare a confidenze su materie politicamente e militarmente sensibili. Come avvenne la sera del 9 maggio 1940, in occasione della visita di due importanti diplomatici stranieri, il Visconte Henri Davignon, ambasciatore del Belgio e Johan de With, ambasciatore dei Paesi Bassi, abituali frequentatori delle ragazze di Kitty. Quella sera entrambi avevano assistito a un noiosissimo evento con i colleghi del corpo diplomatico, alla presenza di diverse autorità locali. Al termine, entrambi avevano deciso di “distendersi” andando a trovare la loro comune amica Kitty. I due ambasciatori erano alquanto euforici perché, secondo notizie da loro appena acquisite, il pericolo di un’invasione del Belgio e dei Paesi Bassi da parte tedesca era passato! Posto quindi alle ragazze, alla musica e allo champagne per festeggiare la bella (ma tragicamente falsa) notizia!

Nel gennaio 1941 il sistema di controllo del salone fu spostato nella sede centrale della Gestapo che, con l’occasione, rinunciò alla gestione “diretta” della casa, reintegrando nella pienezza delle sue funzioni la legittima tenutaria, Kitty Schmidt.

Nel luglio del 1942, a causa dei danni provocati all’edificio da un bombardamento alleato, la pensione si spostò al primo piano. Ma questo non valse a prolungare di molto la sua già agonizzante attività. I tempi erano oramai drammaticamente cambiati.

La stessa Gestapo decise di smantellare il singolare sistema di spionaggio che aveva organizzato, non senza aver prima minacciato la tenutaria e le sue “collaboratrici” di terribili rappresaglie se avessero rivelato i segreti della casa a chicchessia.

Kitty e le sue ragazze tennero l’impegno e seppero mantenere il segreto anche nel periodo postbellico.  

Niente, in effetti, si sarebbe saputo del Salon Kitty e delle sue nascoste attività, se la sua storia non fosse stata raccontata dallo stesso Walter Schellenberg nelle sue memorie, pubblicate nel 1956. Una storia che vent’anni dopo fu fatta conoscere anche al grande pubblico dal discusso film di Tinto Brass, molto liberamente ispirato alle vicende del Salon Kitty, dove operavano le affascinanti “ausiliarie femminili della Gestapo”.

 

 

 

(Immagine di sfondo: fotogramma da “Salon Kitty” di Tinto Brass, 1976. Fonte: Wiki)

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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