Guerre. Etiopia: quando Mosca ci “salvò” dalle sanzioni ma perdemmo il Corno per la burocrazia

1935. Il Regno d’talia è impegnato nell’ultimo conflitto coloniale della Storia. L’attacco all’Etiopia rappresenta la fine di un lungo contenzioso fra gli imperatori di Addis Abeba ed i governi italiani.

Come oggi, anche allora c’erano le sanzioni. E le sanzioni colpirono duramente l’Italia per l’aggressione specie a livello economico. La Società delle Nazioni (antesignana dell’ONU) impose gravose limitazioni alla fornitura di materie prime, necessarie a Roma per sconfiggere e per conquistare l’Etiopia.

Nella sua monumentale opera sul colonialismo (4 volumi), lo storico Angelo Del Boca rievoca le preoccupazioni di Mussolini per le forniture di petrolio. Insomma, no carburante no avanzata.

Le sanzioni però colpiscono anche chi le impone. Ragionamento fatto, allora, dai paesi sudamericani e dall’Unione Sovietica, quest’ultima decisa a sfruttare a suo vantaggio la situazione.

Mussolini aveva bisogno di petrolio? Bene, la Russia ha il petrolio e le petroliere sovietiche avrebbero rifornito gli italiani attraccando a Massaua.

Stalin era sì comunista ma non certo uno stupido. Sì mostrò infatti buon conoscitore delle regole del mercato, fissando il prezzo e vendendo il prezioso carburante all’Italia.

Il conflitto sarà vinto il 5 maggio 1936, con l’ingresso del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio ad Addis Abeba. Per cinque anni, l’Etiopia avrebbe fatto parte dell’Africa Orientale Italiana (AOI), insieme ai due domini più antichi, Eritrea e Somalia.

“L’Italia ha finalmente il suo Impero” annunciò, trionfante, Mussolini alla folla in Palazzo Venezia, informando così gli italiani che l’Etiopia era stata sconfitta.

Il sogno imperiale italiano, come noto, durerà poco. Già nel 1941 civili e militari italiani sono costretti ad abbandonare il Corno d’Africa incalzati dalle truppe britanniche.

Tra le cause che provocarono il tracollo italiano c’è un nemico… italiano. La burocrazia.

E’ lo stesso Del Boca a ricordare in merito il ruolo avuto da un piccolo ed ignoto burocrate del Ministero della Guerra.

Una nave giapponese (Tokyo allora era ancora neutrale) avrebbe dovuto trasportare agli italiani assediati benzina avio per l’Aviazione della Somalia Italiana e pneumatici per le compagnie autocarrate.

Vedendo arrivare il vascello nipponico, la gioia dei tecnici nostrani esplose esaurendosi poi di colpo una volta controllato il carico: benzina convenzionale e pneumatici di dimensioni sbagliate.

Risultato: distruzione dei mezzi ormai inutilizzabili e conseguente impossibilità a respingere i britannici.

Sconosciuta la sorte del burocrate, probabilmente scampato alla Seconda Guerra Mondiale e dimenticato.

Parlando del Fascismo, Montanelli ebbe a rammentare che Mussolini, conoscitore della sua gente, diede agli Italiani un piccolo ritaglio di potere cui ciascuno potè abusare.

La burocrazia, purtroppo, seguiva (e segue) lo stesso principio: un piccolo potere da preservare a scapito dell’ufficio accanto, dei colleghi e anche degli interessi nazionali.

Nel 2022 le sanzioni ci sono ancora, così come la burocrazia, nemico temibile, invisibile e particolarmente nocivo allo sviluppo economico e sociale.

 

 

 

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(Immagine di sfondo. Fonte: Wiki)

 

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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