I bisogni al tempo dei Romani? Si facevano in pubblico…

La privacy, questa sconosciuta: in epoca romana i bagni si trovavano in spazi pubblici. Per lavarsi ci si recava, più volte al giorno, nei semplici balnea (bagni pubblici) oppure alle più imponenti e strutturate terme. Si trattava di veri e propri centri benessere dove accanto all’igiene si poteva praticare sport, assistere a spettacoli, conversare e discutere di affari e di politica. L’acqua e gli ambienti erano regolati a differenti temperature (calidarium, tepidarium, frigidarium) e le abluzioni, un vero e proprio rito sociale che durava ore, terminavano quasi sempre con un massaggio.

Per i bisogni fisiologici invece i Romani utilizzavano le latrine pubbliche (ce n’erano circa 150 a Roma). Erano vasti ambienti funzionali, ben organizzati, riscaldati e decorati con gusto. Di forma rettangolare, presentavano lungo due lati una serie di sedili forati disposti sopra un canale dove scorreva l’acqua. Gli escrementi cadevano dentro il canale e venivano portati via dalla corrente fino alla cloaca più vicina.

Roma poteva in effetti giovarsi non solo di molti pozzi neri, ma anche di un ottimo sistema fognario che si basava sulla celebre Cloaca Maxima: costruita nel VI secolo a.C. e poi continuamente implementata, partendo dalla Suburra passava attraverso l’Argileto, il Foro, il Velabro, il Foro Boario per scaricarsi infine nel Tevere nei pressi di Ponte Emilio. Al centro della latrina scorreva poi un’ulteriore piccola canalina dotata di acqua pulita in cui si poteva intingere una spugna montata su un bastoncino: finita l’abluzione, la spugna era gettata in un apposito recipiente dove veniva recuperata dai servi, lavata e preparata per essere riutilizzata.

Per chi non voleva uscire di casa, i bisogni si facevano in pitali od orci. La raccolta avveniva in appositi recipienti collocati nei condomini che erano periodicamente svuotati dagli addetti alla lavorazione e al commercio dei concimi. Un po’ ovunque c’erano anfore che si potevano usare per fare pipì: il contenuto veniva poi svuotato da servi che portavano l’urina nelle fullonicae (tintorie), dove era utilizzata per lavare e sbiancare i panni. Non mancava però chi buttava rifiuti e liquami in strada: una pratica disdicevole che veniva, in flagranza di reato, duramente punita.

Elena Percivaldi

Storica medievista, saggista e giornalista professionista, collabora con le principali riviste di alta divulgazione del settore storico: “Medioevo”, “BBC History” e “Storie di Guerre e Guerrieri”, “Conoscere la Storia”, “Civiltà Romana”. All'attività di relatrice in incontri, conferenze e convegni in tutta Italia affianca la curatela di mostre storico-archeologiche e di eventi storico-rievocativi. Fa parte di vari comitati scientifici e ha scritto una ventina di libri, alcuni dei quali tradotti anche all'estero.

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