I capri espiatori della peste? Ebrei e “streghe”

Nell’Europa centrale flagellata dalla peste i linciaggi ai danni degli ebrei, così come il saccheggio dei loro beni, divennero triste cronaca quotidiana. Dovette intervenire persino il papa Clemente VI che con una serie di bolle invitò il clero a proteggerli e a respingere le accuse in quanto infondate: se davvero erano loro gli untori, osservava il pontefice, perché perivano come gli altri a causa dell’epidemia? Ma il suo appello cadde nel vuoto.

Nel gennaio 1349, a Basilea, i cittadini insorsero contro le autorità che avevano proclamato il bando per chi si macchiava di violenza ai danni degli ebrei e scatenarono una caccia all’uomo senza precedenti. Molti ebrei, rastrellati in città, furono rinchiusi in un edificio e bruciati vivi. A Strasburgo la popolazione giudaica della città fu dimezzata, a Worms, a Francoforte e a Magonza furono gli ebrei stessi a darsi la morte appiccando il fuoco alle loro case piuttosto che finire linciati dalla folla.

Al termine della pestilenza che aveva spazzato via un terzo delle anime dell’intera Europa, gli ebrei sopravvissuti erano soltanto poche migliaia. Lo stesso accadde alle presunte streghe: alcune donne ai margini della società vennero accusate di avvelenare i pozzi, causare carestie e morie di bestiame e diffondere il contagio. La loro sorte, anche in questo caso, era il linciaggio oppure il rogo.

 

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Elena Percivaldi

Elena Percivaldi

Storica medievista, saggista e giornalista professionista, collabora con le principali riviste di alta divulgazione del settore storico: “Medioevo”, “BBC History” e “Storie di Guerre e Guerrieri”, “Conoscere la Storia”, “Civiltà Romana”. All'attività di relatrice in incontri, conferenze e convegni in tutta Italia affianca la curatela di mostre storico-archeologiche e di eventi storico-rievocativi. Fa parte di vari comitati scientifici e ha scritto una ventina di libri, alcuni dei quali tradotti anche all'estero.

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