I Giordan: la storia di una famiglia “eretica”

Riceviamo e pubblichiamo la curiosa storia della famiglia di Gloria, una nostra lettrice:

Il ramo materno della mia famiglia ha origine nelle Valli Valdesi del Piemonte, precisamente nella zona di Torre Pellice e Angrogna, a una quarantina di chilometri da Torino. Sebbene divisi soltanto da un torrente, a sua volta chiamato Angrogna, in passato i due paesi si contraddistinguevano per i dialetti. A Torre Pellice era infatti parlato il “patois” di derivazione provenzale, ad Angrogna quello di derivazione occitana. Per fare un esempio spiccio: a Torre, la formica veniva chiamata “frumia”; ad Angrogna, “courouset”.

Entrambi i paesi furono però uniti, come altri della zona, dalle vicissitudini che colpirono la comunità valdese attraverso i secoli.  Fondato attorno al 1170 nella città francese di Lione da Pietro Valdo (Valdés o Valdesius) come movimento pauperistico, il valdismo condivise il cammino e in parte la sorte del catarismo, penetrando attraverso le Alpi in Piemonte e Lombardia, e aderendo in seguito alla Riforma luterana. Conobbe dunque ripetute scomuniche papali e l’esilio nelle nazioni del Nord Europa dove in alcuni casi suoi membri trovarono accoglienza presso le locali comunità protestanti, e in altri subirono la carcerazione che ebbe spesso come conseguenza la morte.

Come i primi Cristiani, i Valdesi si trovarono spesso a dover celebrare il loro culto segretamente. Ne è tuttora testimonianza la grotta denominata “Ghieisa (cioè chiesa) dla tana”, e citata anche da Emondo de Amicis nel suo libro “Alle porte d’Italia”. Figura caratteristica ed emblematica del movimento è quella del “colporteur”, una sorta di predicatore itinerante che in clandestinità girava di villaggio in villaggio con il suo carico di Bibbie tradotte in francese, affinché la Parola di Dio fosse accessibile a quanti, pur in grado di leggere, non avevano però dimestichezza con il latino.  Si dovette giungere al 1848 affinché un re d’Italia, Carlo Alberto, emanasse le “Lettere patenti” con le quali si riconoscevano ai Valdesi gli stessi diritti goduti dagli altri cittadini. In questa situazione travagliata ebbe inizio la storia del ramo materno della mia famiglia, i Jourdan, in seguito Giordan, attorno al 1580, che è la data più lontana alla quale le ricerche genealogiche consentono di risalire. Sembra che in origine il cognome fosse Reymondet, e Jourdan il soprannome dato a un membro della famiglia, da cui scaturì in seguito Reymondet-Jourdan. Infine, la prima parte del cognome venne abbandonata.

Il mio nonno materno, Pietro Giordan, nacque nel 1889 ad Angrogna da Jean Isaac e Susanne Bonnet, una coppia di contadini che aveva già un figlio e una figlia, e in seguito ne adottò un altro precedentemente preso a balia. Nel 1913 Pietro sposò Josephine Bertalot di Henri e Julie Sarret. Nel 1914 ebbero la prima figlia, Elma. Di lì a poco scoppiò la Prima Guerra Mondiale che divise la famiglia per tre anni. Pietro combatté in prima linea come alpino, riuscendo a non riportare neppure una ferita. Un foro di proiettile presente sul bastone da montagna, da lui stesso intagliato, testimonia di quando un giorno, per verificare l’attenzione del nemico, lo agitò fuori dalla trincea. Finita la guerra, Pietro entrò nelle ferrovie come elettricista, un lavoro che lo portò un paio di volte a rischiare seriamente la vita preservata sui campi di battaglia.

La famiglia si trasferì a Rivarolo, allora paese in provincia di Genova e adesso parte della città stessa. Qui nel 1920 nacque mia madre, Pierina. La famiglia si spostò ancora, questa volta a Recco nel Golfo Paradiso della Riviera di Levante. Proprio a causa della sua posizione, il paese venne pesantemente bombardato nel corso della Seconda Guerra Mondiale dagli aerei della R.A.F. che, nel tentativo di demolire il ponte ferroviario, compirono ben 27 incursioni, a partire dalle ore 22 del 10 novembre 1943. Questo primo bombardamento causò 75 vittime, tutte civili tranne tre soldati tedeschi, e giunse a devastare persino il locale cimitero. Alla fine del conflitto le vittime erano salite a 127, cifra che avrebbe potuto essere ben più alta se lo sfollamento non fosse iniziato già dopo quel primo bombardamento che disperse i recchesi nelle zone vicine. I soldati caduti in battaglia furono invece una cinquantina.

I Giordan resistettero fino a quando la loro casa affacciata sulla spiaggia non fu completamente inagibile, poi si spostarono nella vicina San Rocco, sul promontorio di Portofino. Qui Piera conobbe il marinaio Prospero Barberi, che sposò nel 1947, e da cui ebbe due figli. La famiglia rientrò infine a Recco nel 1956. Ma finché vissero Pietro e Giuseppina, non mancò di recarsi ogni estate a visitare i luoghi d’origine, tramandando ai figli il ricordo degli antenati e le vicende della comunità valdese.

Le fotografie allegate mostrano la famiglia Giordan sulla spiaggia di Recco, in una immagine colorizzata del 1929. Piera è la bambina seduta. Le altre sono cartoline inviate da Pietro alla moglie e la figlia Elma quando si trovava al fronte, con un messaggio nascosto sotto il francobollo.

Gloria Barberi

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Redazione Conoscere La Storia

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