Il barbaro massacro di Glencoe: nessuna pietà per donne e bambini

Nelle prime ore del mattino del 13 febbraio 1692 una tempesta di neve spazzava la stretta valle di Glencoe, nelle Highlands, e nei poveri villaggi che la punteggiavano le famiglie del clan MacDonald erano immerse nel sonno. Ma nello stesso tempo, un centinaio di uomini del Reggimento a piedi del conte di Argyll, che era ospitato nei villaggi già da un paio di settimane, era perfettamente sveglio. Molti di quei soldati appartenevano al clan Campbell, nemico dei MacDonald da generazioni, e avevano ricevuto l’ordine che era venuto il momento di agire.

Alle cinque del mattino ebbe inizio il massacro ed entro poche ore 38 persone giacevano senza vita. Anche per gli standard dell’epoca fu un evento sconvolgente, che scosse l’opinione pubblica scozzese: i Campbell si erano rivoltati contro le stesse persone che li avevano accolti, un atto che violava le più basilari norme della civiltà. Con il tempo, poi, cominciarono a emergere dettagli ancora più orripilanti, come il fatto che i soldati avessero inseguito le loro vittime da un capo all’altro della valle e avessero dato alle fiamme i villaggi, condannando a morte per mancanza di riparo un’altra quarantina di donne e bambini.

Eppure dietro al massacro di Glencoe non si celavano solo odi atavici tra clan rivali, ma anche le complesse e oscure politiche interne della Gran Bretagna. La maggior parte dei clan delle Highlands aveva sostenuto per il trono Giacomo II e IV anziché Guglielmo d’Orange, e il segretario di Stato scozzese John Dalrymple, fieramente schierato con Guglielmo, intendeva dar loro una lezione. Come si scoprì nella successiva inchiesta, l’ordine di massacrare i MacDonald era partito proprio da lui. Poi immortalato come “un sanguinoso tradimento” in un poema di Walter Scott, il massacro di Glencoe rimane uno dei momenti più infami della storia scozzese, e ancora oggi nella taverna Clachaig Inn di Glencoe c’è una targa d’ottone che dice: “Vietato l’ingresso ai venditori ambulanti e ai Campbell”.

Mario Sprea

Giornalista professionista, direttore di diverse testate settimanali e mensili, autore di numerosi libri di narrativa, studioso e ricercatore di Storia delle religioni, esperto di divulgazione storica, responsabile di numerose riviste di Storia.

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