Il nome segreto di Roma. Che non si poteva rivelare

Secondo la tradizione, nell’antichità molte città avevano tre nomi: uno sacrale, uno pubblico e uno segreto. Nel caso dell’Urbe, il nome pubblico era Roma mentre quello sacrale Flora o Florens, usato in occasione di alcune particolari cerimonie. Quello segreto, invece, è ancora oggi misterioso. Come mai? Forse perché, per gli antichi, certi nomi non potevano essere pronunciati, per evitare che si materializzasse davanti a tutti, anche i profani, la vera essenza dell’entità cui appartenevano e che invece doveva restare arcana.

Inoltre, così “denudata”, l’entità in questione poteva essere conosciuta e manipolata a piacimento. Per le città, il nome segreto coincideva con quello del vero nume tutelare, la cui denominazione non era quella nota a tutti ma un’altra (o altri), destinata a restare segreta. Un antico commentatore di Virgilio, tale Servio, spiegò in una nota all’Iliade che chi lo rivelava poteva essere messo a morte. Tale nome era probabilmente a conoscenza dei soli pontefici massimi.

C’è chi, in tempi moderni, ha provato a suggerire un’ipotesi: il poeta e latinista Giovanni Pascoli, nel suo Inno a Roma sostiene che il nome segreto di Roma fosse il suo palindromo, Amor, cioè amore. Secondo lui, dunque, la città era segretamente dedicata a Venere, dea dell’amore e della bellezza, madre di Enea e della stirpe romana. Un’ipotesi, questa, che rifletterebbe anche il carattere bifronte di Roma, come quello del suo dio Giano, uno dei più importanti dell’antica religio romana.

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Redazione di Conoscerelastoria.it

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