Il turismo in Costa Azzurra? In origine solo d’inverno. Ecco perché

Il termine “hivernant” (difficilmente traducibile in italiano, corrispondente grosso modo a “villeggiante invernale”) entra nella lingua francese solo a partire dall’inizio del secolo scorso (ne fa menzione per la prima volta il Larousse du XXe siècle), da quando cioè si erano consolidati i soggiorni invernali nella regioni del Midi, in particolare lungo quel litorale che nel 1887 il poeta Stephen Liégeard aveva denominato, con felicissima intuizione, Costa Azzurra.

Le prime stagioni sulla Costa erano state in effetti esclusivamente invernali e motivate spesso da ragioni terapeutiche. Si riteneva infatti (a torto, peraltro, come fu successivamente accertato) che il sole, la brezza marina e la mitezza delle temperature del sud della Francia potessero avere benefici effetti sul decorso della malattia del secolo XIX, la tubercolosi.
La “stagione estiva” in riva al mare era ancora un concetto sconosciuto, i bagni di mare venivano considerati un’assurdità, l’abbronzatura un marchio da pescatori, il solleone una calamità da evitare a tutti in costi. Il turismo (di lusso) di conseguenza non poteva che manifestarsi d’inverno.

Già sul finire del settecento il medico scozzese Tobias Smolett, il primo turista della Costa Azzurra, nelle sue ormai famose lettere from Nice to Nice, vantava i meriti terapeutici e climatici di Nizza, oscura cittadina del regno di Sardegna, dove avrebbe ritrovato non solo la salute ma anche il buon umore, nonostante le critiche feroci rivolte sia ai francesi che agli italiani.
Molti considerano Smolett l’inventore della moda, che presto diventerà un vero è proprio miraggio, di “svernare” nelle soleggiate regioni del sud. Una moda riservata a pochi eletti, un miraggio per i più.

La possibilità di prolungati soggiorni invernali era in effetti esclusivo appannaggio delle classi aristocratiche che non dovevano far fronte né a particolari impegni professionali (a parte gli incarichi politici, in genere per un nobile del XIX secolo lavorare era considerato disdicevole…), né erano assillate da esigenze finanziarie (a quell’epoca nobiltà e rendita coincidevano) ed erano quindi le uniche che potessero permettersi il lusso di passare l’inverno appunto in Costa Azzurra, fuggendo dalle fredde capitali del Nord.

Un “turismo” di conseguenza particolarmente selettivo, stabile e per così dire terapeutico. Il che si rifletterà anche sulle strutture di accoglienza (palazzi, ville e grandi alberghi concepiti in funzione di “turisti” che viaggiavano con servitù, medici ed amici al seguito) e sull’organizzazione della vita sociale (ritrovare le abitudini del paese di provenienza, senza mescolarsi al modesto ambiente locale).  La “stagione invernale” durerà fino alla Prima Guerra Mondiale. Il crollo dei grandi Imperi, la fine delle dinastie tradizionali, gli sconvolgimenti sociali del dopoguerra, attenueranno progressivamente le presenze aristocratiche in Costa Azzurra, sempre più frequentata invece dalla emergente classe borghese. Una classe tuttavia professionalmente attiva, impegnata durante l’anno e disponibile per le vacanze solo nel periodo estivo.

Il turismo in Costa Azzurra? Dagli “hivernants” agli “estivants”

Si afferma così gradualmente la “stagione estiva”. Agli hivernants seguono gli estivants. Gli albergatori della Costa, durante la storica seduta dell’agosto 1931, decidono così di mantenere aperti gli alberghi e le strutture di accoglienza anche nei mesi estivi per far fronte alle esigenze della nuova clientela. Si tratta del periodo degli “anni folli”, divertente e spensierato. È il momento degli artisti che contribuiranno non poco al lancio della Costa Azzurra negli ambienti del jet-set internazionale. Nel 1923 un’originale coppia di miliardari americani, Gerald e Sara Murphy hanno la strana idea di passare tutta l’estate ad Antibes, chiedendo al direttore dell’Hotel du Cap di mantenere aperto l’albergo, dove riceveranno artisti e scrittori del calibro di Pablo Picasso, John Dos Pasos, Ernest Hemingway, Francis Scott Fiztgerald e Zelda Sayre, creando un vero e proprio inimitabile stile di vita.

Tanto che da alcuni si continua a ripetere che la Costa azzurra sia stata inventata dagli americani….quando sappiamo, invece, che si è trattato piuttosto di un’invenzione degli aristocratici inglesi. Un’epoca, un’atmosfera, un turismo irripetibili, gradualmente scomparsi con l’avvento della “democratizzazione” della Costa Azzurra e simbolicamente terminati nel 1975, quando chiude le porte il consolato inglese di Nizza.

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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