Jean Bastien-Thiry, l’uomo che voleva uccidere De Gaulle

Pietra miliare della narrativa di spionaggio della Guerra Fredda, titolo pubblicato in oltre 40 milioni di copie in tutto il mondo, Il giorno dello sciacallo di Frederich Forsyth si apre con una condanna a morte, eseguita un giorno di marzo del 1963. Il condannato è l’ultimo capo di un’organizzazione segreta nata per vendicare il sangue francese d’Algeria, l’OAS. Risponde al nome di Jean Bastien-Thiry, ufficiale dell’Aeronautica francese (Armée de l’Air) accusato del tentato omicidio del Presidente della Repubblica Charles De Gaulle.

Vero che la trama del celebre romanzo ruota attorno alla pianificazione dell’assassinio del capo di stato d’oltralpe ma, dettagli di fantasia a parte, il progetto è tutt’altro che fantastico perché Bastien-Thiry è esistito realmente ed è stato davvero fucilato per aver ordito e messo in atto l’attentato…

Jean Bastien-Thiry: una rapida e brillante carriera militare

Classe 1927, una laurea in ingegneria aeronautica, Jean Bastien-Thiry si arruola nell’Armée de l’Air subito dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quale ingegnere è ufficiale del corpo di commissariato e si preoccupa dello sviluppo di un nuovo armamento controcarro. A metà degli anni Cinquanta progetta il Nord-Aviation SS10, arma che sarà venduta a Stati Uniti e Israele e che vedrà primo impiego nel corso della Crisi di Suez del 1956.  Le capacità professionali gli garantiscono una rapida carriera: agli inizi dei Sessanta è infatti promosso tenente colonnello. Ma è allora che qualcosa cambia…

Dopo la rovinosa sconfitta nel sud-est asiatico e la perdita dell’Indocina, nell’estate del 1955 la Francia deve far fronte ad una serie di scioperi organizzata dai nazionalisti algerini e che paralizza alcune città dell’Algeria. Si manifesta l’inizio di qualcosa che nel mondo sta già avvenendo ma di cui i francesi sem-rano non rendersi conto, cioè di quel processo di decolonizzazione che ha portato l’India e il Pakistan all’indipendenza dagli inglesi già nel 1947 e la Birmania e Ceylon nel ’48. In Africa la Libia raggiungerà piena autonomia nel 1951, mentre nel Corno l’ONU affida all’Italia il compito di seguire la transizione della Somalia all’indipendenza (1960). I protettorati francesi di Tunisia e Marocco sono in-dipendenti rispettivamente dal 1955 e dal 1956.

In controtendenza con i vicini, l’Algeria è considerata parte del territorio metro-politano, pertanto Parigi non ha intenzione di cedere a rivendicazioni, né alle “provocazioni” del Fronte Liberazione Nazionale che si mostra da subito un ne-mico particolarmente duro. Già nel ’56, infatti, il FLN arriva a conquistare il cen-tro di Algeri, faticosamente strappato ai rivoltosi dalla polizia e dall’esercito in quella che passerà alla storia come battaglia di Algeri.

La situazione è difficile, tanto da spingere la società francese ad auspicare il ritorno dell’ “Uomo forte” di Francia Charles De Gaulle, che tornerà davvero nel ’58 come Presidente della Repubblica, mettendosi subito in luce per la fermezza con la quale intende mantenere l’Algeria legata al suo paese.  Una fermezza che tuttavia non paga: Parigi impegnerà nel corso di tutta la guerra circa 400 mila soldati, nonché ingenti risorse finanziarie per condurre le opera-zioni, così da mutare in breve tempo la prospettiva politica sulla guerra e da indurre l’Eliseo a valutare una soluzione diplomatica. Porre fine al conflitto con-servando immagine e reputazione della Republique.

Inoltre molti militari, pluridecorati eroi della resistenza al nazismo, ricorrono a sistemi da bandenkampf (guerra alle bande teorizzata dai tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale) con villaggi distrutti, arresti, torture ed esecuzioni la cui eco giunge in Europa sul-le prime pagine dei giornali e nei cine-notiziari, destando indignazione e sconcerto.  Primo, importante passo verso il disimpegno è referendum sull’autodeterminazione dell’Algeria che si svolge in Francia nel gennaio 1961 e che vede vincere il “sì”: il 75% dei francesi è favorevole all’indipendenza degli algerini.

Fra gli scontenti, invece, ufficiali delle forze armate distaccati in Algeria che ordiscono un golpe (Putsch di Algeri) per assumere il controllo della città. Tra loro un nome autorevole, il generale Raoul Salan.  Il fallimento del “colpo” spinge i golpisti fra le braccia dell’OAS (Organisation de l’Armée Secrète) fondata a Madrid dal politico Jean Jacques Susini e dall’avvocato Pierre Lagaillarde e che fa capolino per la prima volta il 16 marzo, con una scritta muraria: l’Algerie francaise!  Nel giro di pochi mesi l’ Organizzazione si rende responsabile di un migliaio di at-tentati dinamitardi a danno tanto degli indipendentisti quanto di quei connazionali “accusati” di voler abbandonare il paese. Gli accordi di Evian (riconoscimento dell’indipendenza e ritiro delle truppe) accendono la miccia di nuove violenze che, loro malgrado, finiscono per isolare e per screditare l’OAS agli occhi dell’opinione pubblica. Bombe e assalti, infatti, non frenano il corso degli eventi e il 3 luglio 1962 l’Algeria raggiunge l’agognata indipendenza.

Jean Bastien-Thiry: gli irriducibili dell’OAS

Otto anni di guerra, però, sono difficili da dimenticare specie per chi ci ha creduto, fino in fondo e che non vuole cedere, neanche a fronte delle repressioni della polizia e dello sfaldamento della propria organizzazione.  Il tenente colonnello Jean Bastien-Thiry è uno degli irriducibili della causa (anacronistica) dell’OAS: convinto che De Gaulle abbia tradito il paese, ne pianifica l’assassinio con un’operazione di commando dal nome evocativo: “Charlotte Corday”, come la girondina francese che uccise il giacobino Marat. Il 22 agosto una Citroen DS lascia l’Eliseo per raggiungere l’aeroporto di Villacoublay con a bordo Charles De Gaulle. All’altezza del sobborgo di Clarmart una dozzina di uomini circonda la vettura sparando con mitra e bombe a mano: la fiancata è sforacchiata dai proiettili, ma l’autista riesce a disimpegnarsi e a mettere al sicuro il Presidente.

Il fiasco costringe gli attentatori alla fuga finché, il 17 settembre, la polizia cattura l’artefice dell’attentato, il trentacinquenne tenente colonnello Bastien-Thiry, rinchiuso nel carcere di Fort de Vincennes. Processato il gennaio successivo, con-dannato a morte, non mostrerà segni di pentimento per l’adesione all’OAS e per aver pianificato l’omicidio. Tuttavia, neanche De Gaulle si mostra clemente, ne-gando la richiesta di grazia avanzata dalla difesa.

La mattina dell’11 marzo, a Fort d’Ivry, un plotone d’esecuzione fucila l’ultimo leader dell’Organization Armée secrete, ponendo così termine ad una scia di mor-te iniziata ad Algeria ed esauritasi in una fortezza ottocentesca a circa 10 km da Clarmart.
E’ l’ultima fucilazione in Francia e la penultima esecuzione, prima di quella di un cittadino nordafricano ghiogliottinato nel ’77.

Bastien-Thiry esce dunque definitivamente di scena, per però entrare nell’universo romanzato di Forsyth e del suo Il giorno dello Sciacallo.  Mai, forse, avrebbe potuto immaginare che quel suo gesto tra il folle, il criminale e il romantico-esasperato sarebbe riuscito a conquistare un posto di diritto nell’immaginario di milioni di appassionati lettori di spy stories.

 

Immagine via commons.wikimedia.org, autore Rama

Marco Petrelli

Nato a Terni, una laurea in Storia e una in Storia e politica internazionale, è giornalista e fotoreporter. Si occupa di difesa, esteri e reportage... questi ultimi di solito caratterizzati da un bianco e nero ad alto contrasto. Collabora, fra gli altri, con BBC History, AeroJournal, Affari Internazionali. Amante del cielo, ha dedicato due titoli alla storia aeronautica.

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