La cintura di castità? Altro che “secoli bui”, fu inventata nell’Ottocento

Le cinture di castità sono il simbolo per eccellenza della sessuofobia medievale e, secondo la leggenda, erano imposte alle mogli dai cavalieri in partenza per la guerra, così da assicurarne la fedeltà in loro assenza. Per quanto questi minacciosi marchingegni affollino gli scaffali di castelli e mostre sul Medioevo, si tratta di falsi storici. Secondo le descrizioni, la classica cintura di castità era di cuoio o di metallo e portava applicate, in maniera più o meno sofisticata, bande di ferro rivestite internamente di pelle a copertura dei genitali.

Due piccole aperture in corrispondenza degli orifizi permettevano l’espletamento delle funzioni fisiologiche, ma impedivano la penetrazione. È opinione comune che fossero state introdotte nel periodo delle Crociate dai cavalieri che, recandosi in Terrasanta per combattere o compiere il santo pellegrinaggio, volevano evitare di ritrovarsi con prole illegittima (all’epoca, le rivendicazioni del titolo da parte di bastardi erano fra le più frequenti ragioni di dissidi familiari). Ma la prima attestazione di un aggeggio del genere, peraltro controversa, si trova in un manoscritto con disegni di macchine da guerra, strumenti di tortura e altri arnesi immaginari, opera di Konrad Keyser (1405) e conservato nella biblioteca di Gottinga (la cintura è qui nominata come “congegno fiorentino”).

Le cinture di castità che tutti conoscono sono in realtà di fabbricazione ottocentesca: un’invenzione quindi molto più tarda rispetto ai famigerati “secoli bui”. Invece, risalgono proprio all’epoca vittoriana alcuni odiosi strumenti di repressione sessuale, sia femminili che maschili, progettati per impedire la masturbazione agli adolescenti; alcuni, da indossare durante la notte, emanavano addirittura leggere scariche elettriche per prevenire ogni eccitazione, anche se del tutto involontaria.

 

Note: di questo argomento si parla nel numero 46 di Conoscere la Storia, disponibile nello store Sprea Editori

Elena Percivaldi

Storica medievista, saggista e giornalista professionista, collabora con le principali riviste di alta divulgazione del settore storico: “Medioevo”, “BBC History” e “Storie di Guerre e Guerrieri”, “Conoscere la Storia”, “Civiltà Romana”. All'attività di relatrice in incontri, conferenze e convegni in tutta Italia affianca la curatela di mostre storico-archeologiche e di eventi storico-rievocativi. Fa parte di vari comitati scientifici e ha scritto una ventina di libri, alcuni dei quali tradotti anche all'estero.

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