La “democratizzazione” della Costa Azzurra: la fine dell’era del turismo d’elite

La voglia di tornare a vivere pienamente, approfittare di nuove opportunità di svago, partire insomma “in vacanza” per dimenticare lutti e rovine recenti – tipica di ogni dopoguerra -, negli anni Cinquanta assume in diversi paesi europei dimensioni insospettate e impreviste. In Costa Azzurra questa aspettativa di divertimento determina un fenomeno senza precedenti forse nella storia del turismo. Non soltanto, in effetti, vi tornano a soggiornare in gran numero le élites di prima della guerra, i figli dei milionari che frequentavano abitualmente lo Sporting Club di Montecarlo o il Palm Beach di Cannes. Ma cominciano anche ad arrivare, a centinaia di migliaia, impiegati ed operai, esponenti delle classi medie, dalle risorse economiche limitate però avidi di sole, mare, spiagge, e… ansiosi di avvicinarsi in qualche modo ai grandi di questo mondo che gettano l’ancora dei loro eleganti velieri nel porto di Monaco.

Certo non si possono permettere gli hotel a cinque stelle (i palaces) di Nizza, Cannes, Cap Ferrat e Montecarlo. Si devono accontentare di camere e studios e, soprattutto, ricorrono all’ancora più economico sistema del campeggio. Ma finalmente “ci sono”, sono presenti nella mitica Baia degli Angeli e si possono permettere anche un aperitivo al bar del Negresco di Nizza, dove forse avranno la fortuna di sedere accanto a un divo del cinema o a uno scrittore celebre.

Con pochi soldi così tutti possono lasciare il brumoso nord per andare a sognare nei luoghi mitici del litorale e sentirsi protagonisti per qualche giorno di una vacanza monopolio fino a qualche tempo prima dell’aristocrazia e del jet set internazionale.  Le utilitarie targate “75” (Parigi), le famose “deux chevaux” della Citroën, invadono d’estate le strade della Costa Azzurra e gli eleganti vestiti chiari di lino, con scarpe bicolore, fanno ormai posto alle magliette Lacoste, se non a canottiere, pantaloncini e ciabatte …

È “la democratizzazione” della Costa Azzura”! Ridimensionatasi ormai la stagione d’inverno, esplode la saison d’été. Nei mesi di luglio e agosto le presenze di turisti francesi e stranieri crescono in maniera esponenziale. In otto lustri si passerà dalle circa 700mila presenze negli anni Sessanta, agli attuali otto milioni (di cui circa due milioni di italiani). Si amplia anche la internazionalizzazione turistica della Côte. Se negli anni Sessanta le provenienze estere riguardavano una diecina di nazioni, oggi gli ospiti stranieri arrivano da ben 150 paesi, praticamente da tutto il mondo.  La massificazione del turismo provoca tuttavia gli ineluttabili guasti di una crescita rapida, caotica, poco controllata e caratterizzata dall’inevitabile speculazione edilizia che provoca evidenti danni ambientali. Soprattutto da quando, secondo la legge Deferre del sulle autonomie locali, la facoltà di concedere le autorizzazioni a costruire passa dal Prefetto al Sindaco. Le colline della Costa si coprono di cemento, alberghi tradizionali, come il Rühl di Nizza, lasciano il posto a strutture più grandi e moderne (ma certo meno significative sul piano artistico e architettonico), aumenta il traffico, i prezzi salgono alle stelle. L’attività edilizia appare inarrestabile: è il periodo in cui una buona agenzia immobiliare può arricchirsi in pochi anni.

E cosa straordinaria in questo disordinato fervore finiranno col sopravvivere, senza peraltro mescolarsi troppo, il turismo di lusso e quello popolare, la stagione estiva e quella invernale. Anche se quest’ultima, cambierà completamente pelle. Non ne saranno più protagonisti compassati aristocratici britannici o esuberanti nobili russi in cerca di contrade soleggiate, ma piuttosto retraités della media borghesia attratti dall’inverno mite e dalle favorevoli condizioni climatiche della Costa.
La stagione estiva inoltre verrà presto caratterizzata da una terza dimensione: il turismo di artisti, cantanti, attori, pittori, intellettuali che adottano la Costa Azzurra come luogo privilegiato di villeggiatura aggiungendo smalto, glamour e un grano di follia alla prorompente immagine internazionale di incantevoli cittadine di mare come Saint-Tropez, Juan-les-Pins o Saint-Raphaël e altre ancora (ma bisognerebbe forse citarle tutte!).

Cosa continua in definitiva ad attrarre oggi milioni di visitatori sulla Costa Azzurra e in maniera tutta particolare gli italiani?
Probabilmente un “mito” che sopravvive a se stesso e che oggi è alla portata di tutti, l’incanto permanente di luoghi non più riservati a pochi privilegiati, la ricerca e la identificazione con splendori passati, la sensazione di scoprire nuovi angoli di paradiso terrestre.  Ritrovare insomma le tracce un passato mai posseduto, vivere un presente che affascina e che sfugge inafferrabile. Al visitatore neofita basta a volte una passeggiata sulla Promenade des Anglais, in una tiepida mattinata d’aprile, per essere avvolto da questi contradditori sentimenti: sentirsi parte di una realtà che non esiste più…

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni

Domenico Vecchioni. Già Ambasciatore d'Italia, saggista e storico. Ha al suo attivo numerose biografie storico-politiche (tra cui "Evita Peron" e "Raul Castro") e studi sulla storia dello Spionaggio (tra cui "Storia degli agenti segreti. Dallo Spionaggio all'Intelligence" e "le 10 spie donna che hanno fatto la Storia").

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