La femminista che tentò di uccidere Andy Warhol

Era il 3 giugno 1968 e Andy Warhol stava implorando pietà, pronunciando queste parole: “No, no, Valerie, non farlo!”. L’artista che aveva rivoluzionato la scena culturale americana degli anni Sessanta si prostrava davanti a una giovane
femminista che intendeva fargli la pelle. Quel giorno, come sempre, Andy si era riunito con amici e collaboratori nella sede della Factory, il suo atelier nel maestoso loft del palazzo al numero 231 East sulla 47ª Strada di New York. Non era solo uno studio di produzione artistica, ma anche la sede di feste scandalose a base di alcol, droga ed erotismo sfrenato.

Quel giorno, Warhol si trovava alla sua scrivania, dove aveva appena ricevuto la telefonata di un’amica e lui l’ascoltava, senza accorgersi della presenza di Valerie Solanas. Questa combattiva femminista frequentava da qualche tempo la Factory e Andy l’aveva fatta recitare (con i capelli tinti di blu) nel film I, a Man, rifiutandosi però di prendere in considerazione una sua proposta di sceneggiatura. Era stata probabilmente questa la goccia che aveva fatto traboccare il vaso di una personalità disturbata e narcisistica. La Solanas aveva estratto da un sacchetto di carta un piccolo revolver calibro 32: mentre aveva ancora in mano la cornetta del telefono, Warhol la vide aprire il fuoco contro di lui. Il primo colpo lo mancò e Andy fece appena in tempo a tentare, invano, di calmare la donna, che questa sparò un’altra volta. Il secondo proiettile lo colpì in pieno al torace e la Solanas credette di averlo ucciso. Esplose diversi colpi, estraendo un’altra pistola e ferendo vari collaboratori dell’artista, poi si diede alla fuga. Warhol era riverso a terra in un lago di sangue.

Portato al Columbus Hospital, si riscontrò che la sua vita era appesa a un filo: la pallottola aveva attraversato fegato, polmoni e un’arteria. Warhol fu perfino dichiarato clinicamente morto per due minuti, finché non ci si decise a operarlo in extremis. Si salvò dopo aver trascorso sei ore sotto i ferri e uscì dall’ospedale dopo 15 giorni di degenza, il 28 giugno 1968. Come ammise egli stesso, la prima cosa che fece dopo le dimissioni fu precipitarsi sulla 42ª Strada a saccheggiare le edicole di pubblicazioni pornografiche, di cui era un patito…

Quanto alla donna che aveva cercato di ucciderlo, dapprima fu scarcerata su cauzione e alla fine condannata a tre anni di detenzione. Warhol commentò: “Non ho niente contro Valerie Solanas. Quando una persona arriva a ferirne un’altra, non si può sapere quanto profondo sia il suo dolore”.

 

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Mirko Molteni

Nato nel 1974, giornalista laureato in Scienze Politiche all'Università Statale di Milano, scrive per il quotidiano “Libero” e varie riviste. Fra i suoi libri: per Odoya “L'aviazione italiana 1940-1945”, “Storia dei grandi esploratori” e “Dossier Caporetto”; per Greco e Greco “Furia celtica”; per Newton Compton il ponderoso “Storia dei servizi segreti”.

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