La guerra più sanguinosa nella storia dell’America Latina. Che condannò il Paraguay alla miseria

Alla fine del 1864, qualche mese prima che si consumasse l’epilogo della guerra civile americana, scoppiò un conflitto meno conosciuto, ma ugualmente cruento e dagli enormi costi umani, destinato a segnare in forma indelebile la geografia politica, demografica ed economica del continente americano. La guerra ebbe a pretesto questioni di politica interna della piccola repubblica rioplatense dell’Uruguay, ma presto vide alleate le grandi potenze regionali del Sud America, Brasile e Argentina, contro il Paraguay del presidente Francisco Solano López.

Vinsero le forze della triplice alleanza (Argentina, Brasile e Uruguay) dopo quasi sei anni di guerra di annientamento del Paraguay, dove sopravvissero solo 180mila abitanti (di cui quasi il 79% erano donne e bambini), meno della sesta parte che quel popolo contava nel 1864. Il Paraguay fu costretto a chiedere al Regno Unito un prestito post-bellico di 200mila sterline che in qualche decennio arrivò alla somma esorbitante di 3,2 milioni di sterline, condannando il Paese alla miseria e alla dipendenza economica.

La guerra più sanguinosa nella storia dell’America Latina: una carneficina ordita dalla diplomazia inglese

Se per molti decenni, questo atroce conflitto è stato narrato come una guerra di “civilizzazione” per liberare il Paraguay dalla feroce dittatura di Francisco Solano López, la memoria dei vinti e la storiografia revisionista argentina raccontano una verità differente: la guerra della triplice alleanza sarebbe stata una deliberata carneficina ordita dalla diplomazia inglese ed eseguita dall’alleanza delle nazioni colonizzate, Brasile e Argentina, per spazzare via la cosiddetta “Cina d’America”, un Paraguay modello di sviluppo economico e autonomia politica nel cuore dell’America Latina, alternativo agli interessi coloniali dell’impero britannico.

Il Paraguay era un paese dove non esistevano mendicanti e l’analfabetismo era quasi scomparso. I governi dittatoriali del Paraguay avevano attuato una politica protezionista per sviluppare l’industria manifatturiera e artigianale, decidendo di non commerciare con i centri economici imperiali e facendo arrivare da tutta Europa molti tecnici e operai specializzati. Alla vigilia della guerra, il Paraguay vantava un’importante industria siderurgica nazionale nelle mani dello Stato, una fiorente industria tessile, una rete ferroviaria sviluppata, un sistema di telegrafi, una moneta forte e stabile, una bilancia commerciale in attivo e un’importante ricchezza nazionale. Il Paese, tra l’altro, figurava tra i grandi produttori mondiali di cotone. A condannare il Paraguay sarebbe stata proprio la decisione di chiudere le porte ai mercanti inglesi, che in quegli anni erano alla disperata ricerca di cotone a basso costo per l’industria tessile di Manchester, dal momento che la guerra di secessione americana aveva precluso l’approvvigionamento della fibra dagli Stati Confederati.

Dario Marino

Dario Marino

Nato nel 1984, laureato in Scienze Internazionali presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università degli Studi di Siena, è specializzato nella storia del XIX secolo. Nel 2017 ha pubblicato la monografia L’annessione, violenza politica nell’Italia postunitaria (GOG Edizioni, 2017), libro finalista del premio Acqui Storia 2018 nella sezione storico divulgativa. Redattore di articoli di divulgazione storica per BBC History Italia e dottorando di Storia presso il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Salerno.

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