La Legione Nera: il leggendario corpo militare cui si ispirarono le SS

A chi si ispirarono le SS di Hitler per le loro divise nere, rese tristemente famose dalle violenze commesse? E da dove aveva origine il simbolo del Totenkopf, la testa di morto? A queste domande si può rispondere facendo un ulteriore salto nel passato, fino ai turbolenti anni delle Guerre napoleoniche (1803-1815). In questo periodo militarono infatti i Black Brunswickers, conosciuti in Germania come Schwarze Legion (la Legione Nera) o Schwarze Schar (l’Orda Nera).

Un corpo militare di fanteria e cavalleria che si distinse per il grande valore e l’indomito coraggio, affascinando scrittori, pittori e appunto anche i nazisti, che poco più di un secolo dopo ne avrebbero adottato l’uniforme nera e l’emblema, il Totenkopf appunto, per le famigerate SS.

L’origine della Legione Nera risale ai postumi della battaglia di Jena, che il 14 ottobre 1806 vide la sconfitta dell’esercito prussiano per mano di Napoleone e il rapido collasso della Quarta Coalizione che era sorta per contrastare il dilagante imperatore dei francesi. Tra i diktat stabiliti dal conseguente trattato di pace di Tilsit, firmato il 9 luglio 1807, il Ducato di Brunswick, alleato della Prussia, fu smembrato e incorporato nel Regno di Vestfalia, stato fantoccio posto sotto controllo francese. Il suo duca, Federico Guglielmo, fu spodestato, ma non accettò l’affronto: fuggì in Austria, anch’essa nemica mortale della Francia, e lì attese l’occasione giusta per ottenere la sua rivincita.

Il momento arrivò il 25 febbraio 1809: dopo aver ricostituito una nuova Coalizione – la Quinta – insieme al Regno Unito, l’Austria dichiarò guerra a Napoleone: Guglielmo ottenne così il permesso di costituire, a sue spese, un corpo di volontari per contribuire alle operazioni militari e, una volta invaso l’antico regno di Vestfalia, sobillarne la rivolta.

La Legione Nera: sul campo di battaglia

La Schwarze Legion deve la sua fama a doti come spirito di corpo, coraggio e determinazione. A livello tattico il suo impiego non aveva nulla di rivoluzionario, combattendo, in sintesi, secondo i classici schemi dell’epoca. Nello specifico, le Guerre napoleoniche furono caratterizzate da scontri tra grandi eserciti in cui la fanteria giocava un ruolo estremamente importante sia per azioni di fuoco, impiegando i moschetti dalla distanza, sia di urto, con attacchi alla baionetta. Le truppe erano in genere schierate in linea, più raramente a quadrato, e avanzavano a passo cadenzato dai tamburi per aprire il fuoco da alcune centinaia di metri con i loro fucili ad avancarica.

Man mano che la distanza si riduceva l’efficacia aumentava, ma anche le perdite. Solo le unità più addestrate e temprate erano in grado di mantenere la calma necessaria per ricaricare e prendere la mira senza cedere al panico.

Il ruolo della cavalleria (leggera, media e pesante), che tatticamente occupava le ali di uno schieramento, era invece una classica forza d’urto, le cui cariche, se ben guidate, potevano essere terribilmente efficaci. A un loro attacco si poteva rispondere con un contrattacco di reparti omologhi o chiudendosi a quadrato – se ad essere investita era la fanteria – con le prime file inginocchiate a terra con le baionette innestate e le successive a fare fuoco con i moschetti. È quanto fecero per esempio gli eserciti alleati a Waterloo. Le battaglie di epoca napoleonica erano vere e proprie partite a scacchi, le cui mosse erano finalizzate a logorare il nemico fino a metterne in crisi la capacità di resistenza.

Le battaglie, nell’ambito delle Guerre Napoleoniche, in cui si distinse la Legione Nera furono soprattutto quelle di Halbersatdt (1809), Salamanca (1812), Orthez (1814) e Quatre Bras (1815).

Guglielmo Duccoli

Nato a Milano nel 1963, giornalista pubblicista, ha diretto diversi periodici di divulgazione storica. Attualmente è Senior Editor dei bimestrali «Conoscere la Storia», «Medioevo misterioso», «Civiltà romana» e «Far West Gazette» per conto di Sprea Editori.

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